Parla il sottosegretario agli Esteri dei 5 Stelle, Di Stefano: “L’Italia non è un Paese razzista. Inaccettabile lezione dall’Onu”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“L’Onu può fare quello che crede finché questo non significa venirci a spiegare come si risolve il problema migratorio”. Il ragionamento del sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, pur con toni e modalità diversi, ricalca la linea tracciata nel corso della giornata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, in merito alla decisione dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, che ha annunciato di voler inviare personale in Italia “per valutare il forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti”.

Non le pare un’ingerenza?
“Su questo aspetto urge fare chiarezza: l’Onu non è tenuta a risolvere i problemi migratori europei, è un organo che si occupa di altro. Nella fattispecie, è stato il dipartimento dei diritti umani dell’Onu a intervenire”.

Dunque, tutto regolare?
“L’Onu, di cui noi siamo membri, può fare quello che crede finché questo non significa venirci a spiegare come si risolve il problema migratorio”.

In Italia, dicono, ci sarebbero episodi di razzismo contro migranti e rom.
“Esatto. E ora vogliono verificare tale problematica sul campo. Io personalmente non credo che gli italiani siano razzisti. Da questo punto di vista, venissero pure. Non ci sono problemi. Resta però il segno di uno scollamento”.

Cioè?
“Quanto accaduto è un ulteriore segnale dello scollamento dalla realtà da parte di alcuni istituti internazionali che non si rendono conto che oggi il problema vero è risolvere la questione migratoria e non attaccare l’Italia. E il problema non lo possiamo risolvere se non con una reale condivisione europea”.

Su questo aspetto le Nazioni Uniti sono state assenti?
“Diciamo che non si sono fatte protagoniste di una campagna di sensibilizzazione europea per la condivisione del problema. Detto questo, però, è bene ribadire che l’Onu si occupa di diritti umani e quindi è normale che intervenga sull’eventuale nascita di fenomeni razzisti. Però io li inviterei di più ad andare a guardare in Paesi che non accolgono, questo non c’è dubbio”.

L’Italia non ha nulla da temere?
“La nostra risposta la diamo ogni giorno con l’accoglienza, mentre ci sono Paesi che ancora oggi vivono in condizioni neocolonialiste nei quali il razzismo vero è proprio la marcata presenza di Paesi europei nello sfruttamento delle risorse di quei Paesi”.

La speranza, dunque, è che l’attenzione dell’Onu sia rivolta pure ad altri Paesi?
“Esattamente. L’Italia fino ad oggi è stata campionessa di solidarietà e accoglienza. L’Onu se vuol venire a vedere com’è la situazione, venga pure. Ma gli consiglio di andare a guardare cos’è il razzismo vero. E il razzismo vero è proprio di quei Paesi europei che tuttora compiono azioni neocolonialiste in Africa”.

A proposito di Africa, qual è la posizione dell’Italia sulla Libia?
“L’Italia di Renzi ha spalleggiato il governo di al-Serraj perché glielo dicevano le Nazioni unite. Noi sosteniamo la linea dell’Onu, ma con un’apertura di RealPolitik ed è il motivo per cui oggi (ieri, ndr) Moavero incontra Haftar”.

A cosa potrebbe portare quest’incontro?
“È evidente che se vuoi risolvere la questione libica devi parlare con Haftar, devi parlare con i rappresentanti delle oltre 140 milizie che agiscono sulla Libia, devi parlare con gli egiziani e con i russi oltreché con gli statunitensi. Non è un caso che i nostri ministri si sono alternati in Libia praticamente ogni settimana”.

Crede sia possibile risolvere la crisi in maniera istituzionale?
“Io credo sia possibile: non parliamo di un Paese distante da noi culturalmente. Parliamo di un Paese che vuole la pace, ostaggio di milizie che hanno precisi interessi economici. Dobbiamo fare in modo che si trovi un accordo che istituzionalizzi la parte migliore del Paese e isoli la parte peggiore”.

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