La Difesa vuole rivedere l’impiego dei settemila militari dell’operazione “Strade sicure”

dalla Redazione
Politica

L’operazione “Strade sicure” potrebbe essere rivista. La Difesa sta valutando, infatti, la riduzione del numero di posti fissi in cui sono utilizzati i militari a favore dell’impiego di pattuglie mobili per migliorare il grado di performance di sicurezza. Il tema è stato al centro di un recente incontro tra il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo, e il capo dello Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Salvatore Farina.

Su “Strade sicure”, ha fatto sapere Tofalo, a parlare sono i numeri “significativi in termini di interventi, arresti, controlli, denunce e sequestri di armi e veicoli”. Nel corso dell’incontro si è parlato anche del trattamento economico e delle indennità riservate al personale militare, ma anche dell’organizzazione dei turni di servizio, degli alloggi, degli equipaggiamenti e dei mezzi “sempre più inefficienti a causa dell’impiego in ambienti diversi dalla natura tattica e fuoristrada per la quale sono stati progettati”.

“Per quanto riguarda ‘Strade Sicure’ – ha aggiunto il sottosegretario alla Difesa -, tra le possibili varianti, si sta valutando la riduzione del numero di siti fissi a favore dell’impiego di pattuglie mobili, garantendo o migliorando il grado di performance di sicurezza. Secondo uno dei grafici che mi è stato illustrato, circa la metà dei servizi attuali è costituito da un’attività statica in prossimità di luoghi sensibili. L’Esercito è predisposto e formato per un’operazione dinamica, d’impatto grazie all’incremento del pattugliamento appiedato nelle aree centrali pedonali, supportato da quello motorizzato più in periferia”.

Le unità al momento impiegate nell’operazione, principalmente dell’Esercito Italiano, sono 7mila distribuite in quasi tutte le regioni italiane e in tre macro aree: nord, centro-nord e sud. Lo spettro dell’operazione “Strade sicure” comprende anche la sicurezza nelle zone colpite dal sisma del centro Italia, nei quartieri isolati per il crollo del ponte Morandi a Genova e nella Terra dei Fuochi in Campania.

Nel corso del vertice Tofalo ha avuto modo di indossare anche l’equipaggiamento in dotazione ai militari. Quattro diverse tipologie: “tipo 0” (4,5 kg) adottata dall’11% del personale, “tipo 1” (7,5 kg) in dotazione al 21% delle unità, “tipo 2” (10 kg) assegnata al 62% dei militari e il “tipo 3” (15 kg) distribuita al 6% dei soldati, ciascuna con caratteristiche modulari, dal livello minimo a quello massimo di mobilità e protezione, inversamente proporzionali tra di loro.

“Ritengo doveroso intervenire subito e bene – ha concluso il sottosegretario Angelo Tofalo – perché questa operazione sia sempre più in linea con l’esigenza di sicurezza della collettività a difesa dall’attuale minaccia. Bisogna fare in modo che Strade sicure sia l’espressione massima del potenziale degli oltre settemila professionisti in uniforme che giorno e notte sono al servizio della collettività. Questo lo dobbiamo, e me ne faccio carico personalmente in virtù delle deleghe assegnatemi dal Ministro Trenta, ai nostri ragazzi in divisa, per metterli nelle migliori condizioni di fare e fare bene a tutela dei contribuenti”.