Dilaga la tv liquida. Sempre più italiani scelgono lo streaming. Inarrestabile invece la crisi dei giornali. Ma la preoccupazione dell’Agcom sono i Big Data

di Antonello Di Lella
Tv e Media

Chi l’ha detto che gli italiani non guardano più la televisione? Un’affermazione che, probabilmente, avrete ascoltato più volte, ma che potrebbe essere inserita nella speciale categoria delle fake news. Perché ad essere cambiati sono soltanto i gusti e le modalità di guardarla. Quella tra gli italiani e la tivvù è stato definita una “relazione stabile” dal presidente dell’Autorità per le garanzie delle comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, che ha presentato la Relazione Annuale nella Sala della Regina della Camera, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e dei presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Allo schermo a tubo catodico, ormai archiviato da tempo, e anche a quello piatto, gli italiani preferiscono “la televisione liquida”. Tanto che la visione in streaming sta prendendo sempre più il sopravvento.

“La Tv si conferma ancora il mezzo con la maggiore valenza informativa, sia per frequenza di accesso anche a scopo informativo, sia per importanza e attendibilità percepite – ha affermato Cardani nella presentazione della Relazione – Crescono le forme di accesso non tradizionali alla tv; in tal senso il 2017 può essere ricordato anche come l’anno della definitiva consacrazione della ‘televisione liquida”.

I dati stimati parlano di circa 3 milioni di cittadini che guardano abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui propri device”. Il presidente dell’Agcom, allo stesso tempo, ha sottolineato che la vecchia tv ancora regge. “La televisione tradizionale – ha affermato Cardani – manifesta comunque importanti segni di tenuta sia in termini di valore economico, sia in termini di ascolti, con una audience media nel prime time serale stabilmente sopra i 25 milioni di contatti, come a fine 2016”.

Se sul capitolo tivvù si può tirare un sospiro di sollievo, non può dirsi altrettanto per altri settori. Giornali in primis, la cui crisi sembra davvero inarrestabile. Basti pensare che il valore economico del settore dell’editoria quotidiana e periodica nel 2017 ha fatto registrare un’ulteriore flessione: 3,6 miliardi di ricavi complessivi, ossia il -5,2%. Lascia speranza, invece, il settore dell’online, anche perché Internet sembra essere il mezzo più amato da chi si occupa di pubblicità. I dati Agcom sottolineano un valore di 2,2 miliardi per la pubblicità su Internet. Molto di più rispetto agli 1,9 miliardi raccolti da quotidiani, periodici e radio tutti insieme. I dati favorevoli sul web fanno ben sperarem anche con lo sguardo rivolto al futuro, grazie alla crescita che si è registrata negli accessi a banda larga e ultralarga da parte degli italiani nel corso dell’ultimo anno. Con un boom (+48%) del consumo dati nella telefonia mobile.

L’allarme, invece, riguarda i Big Data. “L’impiego così massiccio di algoritmi e di automazione si fonda sull’uso dei Big Data e del machine learning. Viviamo già oggi, e sempre più vivremo in futuro, una epoca di ‘trasformazione in dati’: già oggi possiamo affermare che Facebook ha ‘trasformato in dati’ le relazioni sociali; Linked in quelle lavorative; Twitter le opinioni e gli orientamenti; Amazon le propensioni al consumo, i gusti, le capacità di spesa; Google, ragionevolmente, tutto questo, tutto insieme. Sono gli algoritmi – ha sottolineato Cardani – che permettono di utilizzare i dati per assumere decisioni in tempo reale e compiere velocemente processi che solo pochi anni fa richiedevano tempi molto lunghi”.

 

 

 

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