Disastro di Genova, le indagini entrano nel vivo. Ma un report di febbraio inchioda Autostrade e ministero: tutti sapevano della corrosione degli stralli

dalla Redazione
Cronaca

A Genova, dopo il crollo del viadotto Polcevera, è cominciata la fase 2 dell’emergenza, con la consegna dei primi alloggi agli sfollati. “Nell’immediatezza del crollo avevamo stanziato 5 milioni di euro per gestire lo stato di emergenza e ieri il Consiglio dei Ministri ha stanziato altri 28 milioni e 470 mila euro“, spiega su Facebook il premier Giuseppe Conte. “Soldi che- si legge – serviranno per realizzare gli interventi urgenti per la viabilità alternativa, per potenziare il sistema dei trasporti e per individuare sistemazioni abitative per i tanti nuclei familiari che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni considerate a rischio”. “Il governo ha messo a disposizione i fondi necessari, ma adesso pretendiamo che si faccia in fretta e che sia data una dimora a queste persone”, aggiunge Conte.

Intanto le indagini vanno avanti. In campo, per ora, due grandi squadre di esperti: gli inquirenti, con la polizia giudiziaria e i suoi consulenti, e la Commissione nominata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Domenica la prima ispezione sul luogo: presenti anche alcuni tecnici e ingegneri della Società Autostrade. Al termine del sopralluogo, il presidente della commissione del Mit Roberto Ferrazza ha fatto sapere che il crollo potrebbe essere stato determinato da “una serie di concause” e non solo dalla rottura di uno strallo. La dinamica del crollo “non è ancora del tutto chiara – ha spiegato ancora Ferrazza -. Non è chiaro quale sia stato l’innesco del crollo” ma “il ponte non è caduto nella sua proiezione: prima si è storto,poi è caduto” ha concluso.

 Ma una rivelazione di Fabrizio Gatti su L’Espresso lascia senza parole. A febbraio l’architetto Ferrazza guidò un vertice tra il ministero dei Trasporti e la società concessionaria Autostrade per l’Italia che produsse un report sullo stato di corrosione degli stralli, la cui area totale si era ridotta “dal 10 al 20%“. Lo si legge, riporta il settimanale, “nel verbale della riunione con cui il primo febbraio 2018 il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova rilascia il parere obbligatorio sul progetto di ristrutturazione presentato da Autostrade”. Tra le firme che campeggiano in calce al documento ci sono quelle del provveditore, l’architetto Ferrazza, e quella del consulente esterno Antonio Brencich, docente dell’università di Genova che già nel 2016 (e in diverse interviste concesse negli ultimi giorni) denunciò le problematiche del viadotto e oggi membro insieme a Ferrazza della stessa commissione nominata dal Mit.

Il verbale certifica che i controlli effettuati attraverso al tecnica della riflettometria hanno misurato che i cavi dei tiranti risultano consumati dalla corrosione (problematica di cui lo stesso Morandi era consapevole almeno dal 1979) fino al 20% della loro area totale. “Sulla base delle indagini svolte la società progettista ha cautelativamente stimato un grado di ammaloramento medio oscillante dal dieci al venti per cento”, si legge nel verbale pubblicato da L’Espresso.