Lasciata alle spalle la sbornia di fine anno, con il rialzo dei tassi Usa e la Banca centrale europea che continua a immettere grandi quantitร di liquiditร monetaria, i mercati sono tornati a farsi la stessa domanda che li allarmava nel 2015: quanto crescerร ancora la Cina? La risposta non deve essere stata entusiasmante vista la reazione sulle piazze finanziarie di tutto il mondo, a iniziare da quelle asiatiche venute giรน il primo giorno di contrattazioni dellโanno. A spaventare sono anche le possibili reazioni di Pechino, che potrebbe tornare ad usare la leva della moneta per stimolare una produzione in continua flessione. Il segnale che arriva dal prezzo del petrolio รจ chiaro: lโindustria lavorerร meno e pertanto avrร meno bisogno di energia. Per questo, insieme allโofferta in aumento, il barile oggi costa cosรฌ poco. Per le Borse, giร in allarme sulle tensioni in Mediorientale, lo scenario รจ preoccupante. Ma per lโeconomia reale il basso costo dellโenergia e uno spostamento dei grandi capitali dallโAsia verso altri mercati, come lโEuropa, รจ unโoccasione. Che potremo sfruttare solo con piรน riforme e coraggio nelle nostre scelte di politica economica.
L'Editoriale