Emergenza rifiuti, discariche abusive e aiuti di Stato. Così abbiamo buttato 350 milioni per le maxi multe Ue

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Il conto è da capogiro: fino ad ora abbiamo pagato qualcosa come 350 milioni per le maxi multe inflitteci dall’Unione europea. A dirlo, nel silenzio assoluto di Governo e media, è stato qualche tempo fa il sottosegretario per le Politiche e gli Affari Europei, Sandro Gozi, rispondendo a un atto di sindacato ispettivo presentato da Claudia Mannino. I numeri sono impressionanti: finora infatti abbiamo pagato 86,12 milioni per la sentenza “rifiuti in Campania”; 42 per gli aiuti di Stato concessi a favore delle imprese nel territorio di Venezia e Chioggia; 60,1 per il “mancato recupero di aiuti concessi per interventi a favore dell’occupazione” (i cosiddetti “contratti formazione lavoro”) e, infine, ben 162 milioni per la sentenza sulle discariche abusive. Totale: 350 milioni, appunto. E il dato è destinato a crescere considerando che, quando si arriva a condanna, accanto a una sanzione forfettaria stabilita da Bruxelles, c’è una penalità semestrale da pagare finché la situazione di irregolarità non viene sanata.

Sanzione dolorosa e Stato troppo lento – Il caso più clamoroso è senza ombra di dubbio quello relativo alle discariche abusive. Perché accanto ai 162 milioni già pagati, tanti ne continueremo a pagare anche nei prossimi anni, considerando che, nel frattempo, il nostro Paese poco ha fatto per bonificare o per chiudere le discariche non a norma. “Succede sempre così in Italia – ci dice non a caso Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale di Legambiente – Aspettiamo come al solito sempre l’ultimo momento: quello delle discariche era un problema conclamato, di cui già si sapeva di fatto che non fossero a norma con le disposizioni europee ma anche, in realtà, con quelle nazionali. Ma nessuno è mai intervenuto aspettando invece la condanna”. Senza dimenticare, continua ancora Zampetti, che “prima che si arrivi a una condanna, l’Europa concede parecchio tempo. Prima avvia un’indagine conoscitiva, poi avvisa il Paese che ha modo di presentare controdeduzioni e nel caso correre ai ripari. Solo alla fine condanna e lo stesso pagamento arriva molto tempo dopo la condanna stessa”. In altre parole, lo Stato avrebbe potuto muoversi a tempo debito per evitare di pagare. Basti questo: il procedimento nasce in realtà nel lontano 2007. Ben dieci anni fa. Ma, vista la negligenza del nostro Stato, nessuno ha mosso un dito per ben sette anni e così, il 2 dicembre 2014, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha inflitto una condanna pesante per la presenza sul territorio italiano di 200 discariche abusive. Dopo la sanzione forfettaria di 40 milioni, abbiamo pagato penalità per 39,8 milioni a metà 2015, 33,4 alla fine di quell’anno e 27,8 milioni a metà 2016 e 21,6 a fine 2016. Per una somma complessiva, come detto, di 162,6 milioni di euro. Considerando che dal 2 dicembre 2014 al 31 dicembre 2016, c’è un lasso di 760 giorni, parliamo di una multa che ci costa la bellezza di 214mila euro ogni giorno che passa.

Un Paese contaminato – Ma c’è di più. Dalle 200 discariche inizialmente non a regola, solo 98 (nel giro di dieci anni) sono state messe a norma. Ne restano 102: prepariamoci a pagare ancora altre pesanti sanzioni. Ma la domanda rimane: quali sono le discariche che restano da bonificare? Impossibile saperlo. Non ci sono dati disponibili e dai ministeri, sia dell’Ambiente che dell’Economia, non arrivano risposte. Tanto che gli ultimi documenti disponibili sono stati quelli rintracciati dalla stessa Mannino tramite il dipartimento Ambiente della Commissione europea: una marea di discariche sparse per tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, con concentrazioni impressionanti soprattutto in Campania, Calabria, Abruzzo, Sicilia e Lazio. Secondo quanto ricostruito da La Notizia, tra le discariche ancora attenzionate, molte sono in piccolissimi centri, con tutte le conseguenze ambientali del caso. Per dire: nel Lazio, solo nel Comune di Trevi (Frosinone) abbiamo due discariche non ancora bonificate. Niente male per un paesino di 1.800 anime. Stessa sorte anche a Belmonte Calabro, piccolo centro in provincia di Cosenza: due discariche per poco più di duemila abitanti. Anche la piccola Isola del Giglio, teatro dell’inchino più drammatico che la storia ricordi, vanta la sua bella discarica tuttora abusiva.

Tw: @CarmineGazzanni