Che la convivenza non sarebbe stata facile era scontato. Ma che Vivendi potesse chiedere unโassemblea di Tim denunciando addirittura il rischio di smantellamento della societร non era facile da immaginare. La mossa, emersa ieri solo come ipotesi, allunga la catena di colpi anche sotto la cintura che lโex azionista di riferimento francese e i nuovi โpadroniโ riuniti attorno al Fondo Elliott e alla Cassa depositi si stanno continuando a dare dopo il ribaltone al timone dellโoperatore telefonico. Cosรฌ lโaria per lโAd Amos Genish si fa sempre piรน irrespirabile ed รจ chiaro che non potrร resistere a lungo su una poltrona per la quale girano giร molti nomi di pretendenti o possibili tali, a partire da quella piรน suggestiva ma probabilmente anche piรน lontana di Vittorio Colao, il Ceo in uscita dopo dieci anni da Vodafone.
Intanto in Tim si litiga su tutto, compresi i ruoli dei dirigenti, destinati su alcune funzioni – soprattutto di spesa – a uno spoil sistem persino naturale con il sopravvento di Elliott in Cda. Parallelamente tocca affrontare la grana della cassa integrazione e degli esuberi. Il peggiore biglietto da visita per la Cdp, il cui ingresso nella societร telefonica fa diventare corresponsabile di quella che si annuncia come una nuova macelleria sociale. Allโorizzonte cโรจ lโuscita di quasi 5mila addetti e la Cassa integrazione per 29mila. Un bagno di sangue che Genish immagina di affrontare offrendo anche con i soldi dello Stato 4mila prepensionamenti. Ipotesi per ora senza nessun accordo dei sindacati.