Gare pubbliche sulla rete. Così cambierà il Codice degli Appalti. Il sottosegretario Fantinati (M5S) anticipa la riforma: “Con il digitale risparmieremo 35 miliardi all’anno”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Sarà fondamentale riformare il Codice degli Appalti: dobbiamo aiutare le aziende, che oggi sono alle prese con carte e burocrazia”. È deciso il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Mattia Fantinati nella sfida ai sistemi farraginosi che oggi caratterizzano la macchina statale. “Questa riforma – aggiunge – è fondamentale per rilanciare l’economia”.

Il Governo già si sta muovendo in quest’ottica?
Assolutamente sì. Abbiamo inaugurato una grande stagione di investimenti pubblici in chiave anticiclica. Mentre il dibattito pubblico è monopolizzato sulla Tav, il Governo ha stanziato 11 miliardi, un maxi-piano per la sicurezza del territorio, che permetterà di realizzare quelle opere che sono davvero utili per i cittadini. Inoltre, grazie ai 13 miliardi del contratto di programma con Rete Ferroviaria Italiana, potremo rafforzare i trasporti su ferro aiutando milioni di pendolari che si spostano tutti i giorni per andare a scuola o a lavoro e potenziare così la mobilità sostenibile”.

Quali saranno i punti centrali della riforma del Codice Appalti?
“Carte e burocrazia zavorrano le imprese, mentre dobbiamo liberare le energie del privato per trasformarle nel volano del pubblico. Le giuste preoccupazioni per il controllo di legalità sugli appalti non devono trasformarsi in un freno. Il digitale è la soluzione adatta. Quando i documenti sono digitali, non si possono fare le “carte false”, dove si annida la corruzione. Non a caso, stiamo spingendo sempre più sull’e-procurement, la gara digitale. Bisogna mettere, infine, tutti gli stakeholder in rete, per socializzare le buone pratiche”.

Quali saranno i tempi?
“Si seguirà l’iter parlamentare. Spero che tutto il parlamento collabori per approvare la riforma rapidamente”.

Quali passi sono stati fatti dall’insediamento del Governo e quali verranno ancora fatti sulla digitalizzazione?
“Digitalizzazione degli enti, banche dati uniche e loro interoperabilità sono gli aspetti principali. Dai 13 comuni migrati all’agosto del 2017 nell’anagrafe digitale unica nazionale, ad esempio, si è passati oggi a quasi 1500 comuni per circa 17 milioni di persone; e altri 2080, per circa 11 milioni di persone, sono gli enti locali in fase di pre-subentro. Abbiamo appena lanciato in beta test l’app “Io”, che metterà a fattor comune le identità digitali – a partire dalla carta di identità elettronica – e i sistemi di identificazione e pagamento come Spid e PagoPa. Sono progetti “diesel”, che partono lenti e poi macinano chilometri. Quando il sistema andrà a regime, il cittadino interagirà con la pubblica amministrazione centrale e locale dal proprio smartphone in maniera semplice, moderna e sicura”.

C’è la possibilità, dunque, di non essere secondi a nessuno in Europa.
“Si tratta di una best practice che sto mostrando a tanti miei omologhi a livello europeo, quando viaggio per lavoro, perché non è vero che gli altri sono più bravi di noi, anzi! È una rivoluzione dalla quale ci attendiamo benefici, in termini di maggiori entrate o risparmi di spesa, pari a 35 miliardi di euro all’anno”.

La settimana prossima arriverà a Palazzo Chigi lo Sbloccacantieri, ma nel frattempo si continua a parlare di Tav. La Lega pare non essere disposta a cedere. Qualcuno però alla fine dovrà mollare la presa: chi lo farà?
“Non siamo contro la Tav in sé, ma contro quella Torino Lione che è un grande spreco. Quell’opera non si farà. Per noi, i patti si onorano e siamo leali. Sono sicuro che anche la Lega terrà fede a quanto messo nero su bianco davanti agli elettori”.