Gubitosi aspetta il pizzino di Renzi. Governance Rai, senza decreto i tempi si allungano. Il dg dovrà scegliere i direttori che vuole Palazzo Chigi

Alla Rai c’è un clima surreale. Si pensa più all’azienda che verrà rispetto a quella attuale. La domanda delle domande è la seguente: ma il dg Luigi Gubitosi farà le nomine prima della conclusione del suo mandato oppure no? Del resto il decreto sulla governance non ci sarà. Si passa prima per il Parlamento. I tempi dunque si allungano. E l’attuale direttore generale con il cda rischiano di vedersi prolungare i tempi del mandato fino all’autunno prossimo. Tuttavia, seppure passeranno anni per vedere i benefici della riforma sull’informazione, bisogna pure dare il la, visto che è stata approvata. Sulla carta accorpare le testate è stato facile (più o meno), non lo sarà di sicuro nella pratica. A cominciare dalla difficile scelta del dg di proporre i due superdirettori. Non è facile trovare candidati che possano passare indenni le forche caudine. I componenti del cda rischiano di diventare come le sentinelle giapponesi che sparano a tutti pure se la guerra è finita. E, ovviamente, un direttore a capo di minimo tre testate giornalistiche non può certo ricevere l’incarico con un 4 a 4 nel cda e col voto del presidente che vale doppio. Servono compromessi per arrivare a una maggioranza condivisa. Perché sarà pure destinato a uscire di scena p.erò questo cda può dire la sua anche sugli assetti futuri. Inoltre c’è da aggiungere che non è nemmeno facile trovare – tra i big dell’informazione – dei candidati che si tagliano lo stipendio fino al tetto di 240 mila euro lordi, previsto per gli incarichi di Viale Mazzini. Un nome a caso, Mario Calabresi, alla Stampa guadagna ben oltre la soglia Rai e se poi matura la candidatura al Corriere… addio Newsroom 1.

RENZI E GUBITOSI
Una cosa è certa: se Gubitosi farà le nomine sicuramente le avrà concordate prima con Palazzo Chigi. In fondo potrebbe anche fare il “lavoro sporco” per il governo. A Renzi (o a chi per lui) è più comodo consegnare un pizzino coi nomi e far vedere che si è tirato fuori dalle beghe di poltrone. Ma perfino Palazzo Chigi dovrà scendere a patti con il cda uscente. Perché pensate che schiaffo per il Governo se viene bocciato il candidato.

LO SCENARIO
Per la Newsroom 1 il favorito è Mario Orfeo (ma nemmeno lui è sicuro di avere un’ampia maggioranza in cda). In corsa ci sono Calabresi, Antonio Di Bella e il sempreverde Marcello Sorgi. Per la Newsroom 2 dovrebbe essere una sfida tra donne con in pole Monica Maggioni, che dovrà vedersela con la più quotata Bianca Berlinguer e con Silvia Calandrelli. Seppure Di Bella sia un nome spendibile anche qui. Di sicuro, una volta scelti i due capi, si dovrà trovare una sistemazione degna a tutti gli scontenti, perché nessuno avrà voglia di fare il secondo nel suo tiggì. Comunque vada, la Calandrelli è un nome in ascesa. Potrebbe rimpiazzare Andrea Vianello alla guida di Raitre. Soprattutto se la rete dovrà diventare un canale culturale. In quel caso RaiStoria, RaiScuola, RaiCultura-Educational non avrebbero più modo di esistere. Vianello tornerebbe in conduzione. E Ballarò sembra adatto come il cacio sui maccheroni.

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