I telefonini rubano la socialità. E siamo schiavi pure la notte. Ventotto milioni di italiani con lo smartphone. A rischio famiglie e aggregazione collettiva

di Sergio Patti
Economia

Non si chiude occhio per non perdere mai di vista lo smartphone, ormai di gran lunga l’oggetto tecnologico più utilizzato al mondo; più di tv, radio e orologi. Anzi, proprio la notte il palmare è utilizzato dalla quasi tutti i componenti delle famiglie, in piena solitudine e non in fruizione collettiva. Secondo il “Primo rapporto Auditel-Censis su convivenze, relazioni e stili di vita delle famiglie italiane”, presentato ieri al Senato, gli utilizzatori notturni che hanno eletto lo smartphone partner inseparabile, sono 28 milioni. Tutti in buona compagnia, visto che 11,8 milioni di italiani usano sempre e ovunque lo smartphone per navigare sul web. Così questo oggetto diventa capace di azzerare i già poco numerosi momenti di aggregazione collettiva. Tanto che una persona, uno smartphone, è la metrica imperante in tutte le tipologie familiari. Secondo il rapporto, la Tv – contro cui negli ultimi anni è stata messa in atto una crociata che oggi sa di antichissimo – si rivela essere un mezzo molto più aggregante.

Il ruolo delle donne – Dalla stessa ricerca emergono però altre indicazioni illuminanti. A partire dal ruolo delle donne, che assumono le funzioni di capofamiglia: si tratta di 6,3 milioni, pari al 25,7% del totale delle famiglie. Oltre alle donne che vivono in solitudine, ce ne sono 2,9 milioni in coppia – con o senza figli – di cui 1,7 milioni che assolvono da sole al ruolo di genitore. “Dati allarmanti, cui dobbiamo prestare attenzione e rispetto al quale, come Governo, dobbiamo capire quali strumenti mettere in campo”, ha detto Claudio Durigon, sottosegretario alle Politiche sociali e del Lavoro. Dall’altro lato della medaglia, nonostante questo ruolo crescente della donna, il potere decisionale maschile nelle coppie con o senza figli rimane un punto fermo. Unica eccezione: gli acquisti quotidiani e di elettrodomestici, unici ambiti che restano a prevalente potere decisionale femminile.

Che fare – I fenomeni delle famiglie disintermediate, come le ha definite il presidente del Censis Giuseppe De Rita, e della socialità rubata dal nostro stare attaccati ai telefonini, sono motivo di preoccupazione per il sottosegretario con delega all’editoria, Vito Crimi. Occorre recuperare sin dall’infanzia la socialità – ha detto – e proteggere i minori dal bombardamento digitale cui sono sottoposti. Per questo Crimi ha invocato l’urgenza di un nuovo percorso educativo, anche in relazione a quelli che ha definito i supermercati globali dei nostri giorni: Netflix “il supermercato globale del cinema”, e Spotify “il supermercato globale della musica”.