Il girone dantesco dell’Umberto I. Tra visite e manutenzione il primario diventa tuttofare. E i malati di hiv aspettano in fila

di Andrea de' Fiori
Cronaca Roma

di Andrea de’ Fiori

Umberto I con sempre maggiori problemi da risolvere. Quando un primario è costretto a controllare personalmente l’attaccatura delle strisce di sicurezza sui gradini delle scale – quelle della 626, la legge per la sicurezza sui luoghi di lavoro – allora abbiamo toccato il fondo.

File inutili
Se poi, a questo, si aggiungono code infinite agli sportelli, il quadro è completo. Questo è quello che accade al Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, quello, per intendersi, dove si cura la malaria ma anche l’Hiv. E proprio i pazienti affetti da Hiv scontano sulla loro pelle questa carenza di personale. A causa dei nuovi accorpamenti fra i vari servizi, i malati in cura presso l’Umberto I si trovano costretti, in occasione dei controlli di routine, a fare non solo la normale fila per farsi prelevare il sangue, ma, subito dopo, a farne una – che ha una durata media di oltre due ore – per portare le loro prescrizioni autorizzative delle analisi allo sportello ticket. Ticket, però, dal quale sono esenti proprio per la cronicità della loro patologia. Il tempo medio, quindi, che un paziente in cura per Hiv deve impiegare per fare i suoi controlli di routine finisce per superare le tre ore abbondanti. Con in più anche un problema di privacy, visto che lo stesso sportello ticket viene utilizzato da pazienti di altre specialità.
Abbiamo parlato con il primario del Dipartimento di Malattie Infettive, il professor Vincenzo Vullo, che racconta: “Abbiamo segnalato più volte alla Direzione Amministrativa del Policlinico la carenza di organico allo sportello ticket: una sola operatrice di sportello serve una media di circa 200 pazienti al giorno, poiché a quello sportello fanno riferimento non solo i nostri pazienti, ma anche quelli di parte di Otorino e parte di Cardiologia. La risposta è stata che dovremmo provvedere noi, nonostante lo sportello sia stato dato in gestione dalla Direzione a una cooperativa esterna”.

Personale carente

In Dipartimento, però, non c’è personale che possa essere dirottato agli sportelli. “Io non ho segretarie – precisa il professore Vullo – Mi è capitato di controllare personalmente la sistemazione e l’aderenza dei gommini antiscivolo sulle scale, essendo anche il responsabile della 626. Tra l’altro, tutti i miei esigui componenti del personale sono impiegati al massimo delle loro potenzialità e non sono in grado di assorbire altro lavoro, visto che alcuni di questi sono esenti o non abilitati al lavoro di sportello. Non voglio fare polemiche, ma ci sono sportelli di altri Cup dell’Umberto I con un’affluenza inferiore di pazienti e più personale allo sportello”. Questa carenza rischia anche di scoraggiare, come è già successo, alcune persone dall’effettuare i controlli di routine perché non tutti hanno a disposizione una intera mattinata per fare le file. “Vorrà dire che dopo aver fatto il controllore di gommini, finirò per mettermi pure allo sportello – ironizza il primario – Sono disponibilissimo a farlo. Certo, rimarrà il problema poi del tempo da dedicare alle visite dei pazienti”.
In attesa di vedere il professor Vincenzo Vullo, primario del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, mettersi allo sportello e chiamare il numero del prossimo paziente per registrarne la prestazione, ci si pone il quesito: non sarebbe il caso di destinare una persona in più allo sportello ticket e magari non costringere chi è esente dal pagamento della prestazione dal recarsi ugualmente per una mera registrazione formale allo stesso sportello?

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