Il Governo snobba la ricerca e dimentica 4.500 precari del Cnr. Tradite le promesse della riforma Madia: la Manovra stabilizzerà solo 200 lavoratori

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Daniela lavora al Cnr. Tra due anni andrà in pensione. Daniela sognava un contratto a tempo indeterminato. Una minima garanzia per poter contribuire alla ricerca senza vivere il dilemma di un lavoro che oggi c’è e domani forse.  Daniela ha passato così 27 anni della sua vita. Da precaria. E così Donatella, laureata in fisica: da 21 anni va avanti con contratti a termine. E poi Giorgio, Stefano, Antonello. Così diecimila ricercatori in tutta Italia che lavorano, ogni giorno, all’interno degli enti di ricerca vigilati dal ministero dell’Istruzione, guidato da Valeria Fedeli. I numeri dicono tutto: di questi diecimila, ben 4.500 lavorano nelle varie sedi del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dopo la legge Madia si era aperto uno spiraglio: “Il decreto prevedeva la stabilizzazione per gran parte dei lavoratori della conoscenza – ci spiega Alberto Bucciero, uno dei coordinatori dei Precari Uniti Cnr – Solo per il Cnr su una platea di 4.500,  del decreto avrebbero beneficiato tremila precari”. Peccato, però, che “il Governo, dopo aver partorito lo strumento legislativo, si è dimenticato le risorse”. Possibile? Ahinoi, sì: nella bozza della legge di bilancio presentata al Senato non c’era un provvedimento che prevedesse stanziamenti per stabilizzare i ricercatori.

Cambio di passo. Col bluff – Uno smacco che ha provocato, inevitabilmente, una vera e propria rivolta in tutta Italia tra i precari del Cnr. La prima sede ad occupare è stata Pisa: dopo 42 giorni ancora è attivo un presidio di protesta. E poi Firenze, Napoli, Milano. E Roma, dove i ricercatori hanno occupato la sala Enrico Fermi, “simbolo del potere, dato che – ci dice ancora Alberto – è lì che vengono prese tutte le decisioni se si riunisce il cda”. Una presa di posizione che ha avuto importanti ripercussioni: in commissione Bilancio al Senato, infatti, sono stati presentati 27 emendamenti per stabilizzare i precari. Due di questi, a firma Rosa Maria Di Giorgi, sono stati approvati. Peccato, però, che nonostante l’impegno della senatrice Pd (ed ex ricercatrice Cnr), siamo ancora lontani da una soluzione al problema. Uno dei due emendamenti, infatti, prevede uno stanziamento, per il 2018, di 10 milioni per tutti gli enti di ricerca vigilati dal Miur (12 in totale), che poi diventerebbero 50 sia nel 2019 che nel 2020. Da documenti ufficiali, però, emerge che solo per stabilizzare i precari del Cnr servirebbero 120 milioni. Il conto è immediato: “Con questo finanziamento – dicono dal comitato Precari Uniti – nel 2018 si stabilizzerebbero in totale 200 persone; per quanto riguarda il Cnr stimiamo 100 unità”. Cento su tremila. E a poco serve la precisazione, contenuta nell’emendamento approvato, secondo cui ad ogni euro disposto dal Governo deve corrispondere un euro dell’ente di ricerca: un meccanismo per raddoppiare la quota che resta, tuttavia, lontana anni luce dalle promesse della riforma Madia. “Ci rendiamo conto degli sforzi dopo anni di cecità – dicono dal comitato – Però è evidente che il Governo sta mettendo una toppa, peraltro insufficiente”.

Palazzi del potere silenti – Ma non è tutto. Col secondo emendamento approvato in Senato, infatti, sono stati sbloccati ulteriori 138 milioni, che sarebbero già dovuti essere distribuiti sulla base di criteri di premialità. Peccato, però, che i criteri per assegnare tali “premi” erano talmente difficili da implementare che dal 2016 sono rimasti fermi. Classiche trovate all’italiana. Ecco allora l’idea ancora della Di Giorgi: prendere i 138 milioni e distribuirli agli enti di ricerca. Tutto bene, se non fosse che nel provvedimento non c’è alcun vincolo alla stabilizzazione, col rischio che i fondi vengano utilizzati per altro. Da qui le proteste e le richieste dei precari: innalzare i fondi governativi per i precari e vincolare i 138 milioni per la stessa causa. La risposta del Governo? Per ora non c’è. “Ecco perché per il 15 organizzeremo una grande manifestazione di protesta, in concomitanza con la discussione della legge di Bilancio in commissione alla Camera”. La protesta continua. Perché la ricerca ha un costo. Che non può essere il precariato di Daniela, Donatella, Giorgio, Stefano, Antonello…

Twitter: @CarmineGazzanni