Il grido di allarme del Touring Club: la messa in sicurezza ambientale dell’Italia è l’emergenza prioritaria del Paese. “Le calamità naturali sono frutto di gravi responsabilità umane”

dalla Redazione
Cronaca

Già nel 2012, in seguito al sisma che colpì l’Emilia Romagna, il Touring Club Italiano e le principali associazioni ambientaliste (CAI, Fai, Italia Nostra, Legambiente e WWF) avevano sottoposto al Governo un documento per sollecitare la messa in sicurezza e la manutenzione del territorio. Un documento, scrive oggi il Touring, che “è rimasto inascoltato e dopo 6 anni si è ripresentata drammaticamente e in molte aree di Italia la tragedia, che non è frutto solo di calamità naturali ma di precise e gravi responsabilità umane”.

“La messa in sicurezza e la cura del territorio – afferma Franco Iseppi, pPresidente del Touring Club Italiano – devono essere oggi al centro di una improrogabile riforma sociale, culturale ed economica del Paese, prima di qualsiasi altro decreto o, tanto meno, condono. Da anni il Touring Club si batte affinché la cura dell’Italia e la sua messa in sicurezza siano considerate la vera, più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. E’ sicuramente questo il più importante e prioritario investimento pubblico nel nostro Paese, perché con la messa in sicurezza del territorio, sia quello naturale che quello urbanizzato e produttivo, si darebbe anche la migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale dell’Italia. C’è bisogno di un grande e urgente investimento pubblico – aggiunge Iseppi – che, manutenendo e salvaguardando il territorio, finalmente rilanci la nostra asfittica economia e rimetta in moto le migliori energie del Paese, in particolare quelle giovanili”.

Il Touring Club Italiano sollecita un intervento e un impegno da parte del Governo, delle Regioni e degli Enti locali per “portare a sicurezza e rendere meno vulnerabile il patrimonio edilizio pubblico e privato oltre che il patrimonio storico-artistico”, per ridare “equilibrio e sostenibilità al fragile assetto idrogeologico del territorio”, anche impedendo ulteriore cementificazione nelle aree a rischio dissesto, “a partire da una nuova politica della montagna ispirata ad una rigorosa azione di conservazione e prevenzione” e per “una manutenzione costante volta a salvaguardare e proteggere il territorio dai rischi di dissesto, frane e inondazioni anche nei contesti urbani”.

“Quello che si chiede alle pubbliche amministrazioni – conclude il Touring rinnovando l’appello – è di passare dall’incuria alla cura del territorio, dalla speculazione selvaggia alla pianificazione sostenibile, dalla edilizia costruttiva alla edilizia di recupero e manutenzione, dall’intervento di emergenza e a posteriori alla pratica della prevenzione”.