La Corte dei Conti sbaglia mira. Parla la presidente di Commissione, Catalfo (M5S): “Quota 100 necessaria dopo le vittime della Fornero”

di Fausto Tranquilli
L'intervista

Non solo un’analisi sulla gestione delle pubbliche finanze. La Corte dei Conti ieri, presentando al Senato il nuovo rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, è andata oltre e ha sparato contro le stesse scelte del Governo Conte, criticando le due misure bandiera dei gialloverdi, Reddito di cittadinanza e Quota 100. Un intervento ancor più pesante per chi come la senatrice pentastellata Nunzia Catalfo, presidente della Commissione lavoro, ha contribuito a scrivere la stessa norma sul Reddito.

Senatrice Catalfo, la Corte dei Conti boccia Reddito di cittadinanza e Quota 100. Avverte tale posizione come un’invasione di campo?
No. Ma trovo questo, così come altri giudizi, ingeneroso. Dopo essersi insediato, questo Governo – al contrario di chi lo ha preceduto – ha scelto di partire da quei cittadini che in questi anni sono stati lasciati ai margini della società o, una volta maturati, si sono visti togliere diritti. Nel periodo della crisi, caratterizzato dalle politiche di austerity, il numero dei poveri è esploso passando da 2,6 a oltre 5 milioni. Non potevamo far finta di niente guardando da un’altra parte, così come abbiamo voluto favorire il ricambio generazionale liberando più posti di lavoro per i giovani, rinnovando anche le competenze della forza lavoro.

Sul Reddito viene paventato il rischio che disincentivi i giovani dalla ricerca di un lavoro. E’ così?
No. Non vedo in che modo il Reddito di Cittadinanza, una misura già presente in tutti gli altri Paesi europei con effetti benefici sia da un punto di vista sociale sia economico, possa disincentivare giovani e meno giovani dalla ricerca di un lavoro. Così come non rischia di alimentare il lavoro nero, un triste fenomeno che certamente non nasce dopo l’approvazione di questa misura e che noi stiamo combattendo con interventi precisi e mirati come il potenziamento dell’INL. Al contrario, la riforma delle politiche attive del lavoro sia in termini di personale nei Centri per l’Impiego sia attraverso la realizzazione di un sistema informativo unitario che metta in comunicazione le banche dati di CpI, Ministero del Lavoro, INPS e Comuni, che sarà per tutti e non solo per i percettori di Reddito, aiuterà chi oggi è disoccupato a trovare un impiego. Forse chi, dentro e fuori dal Parlamento, ancora paventa questo rischio non ha studiato bene il provvedimento…

Per quanto riguarda quota 100 viene sostenuto che non porterebbe alla stabilità normativa.
Quota 100 è una misura sperimentale che serve ad aiutare le persone più gravemente colpite da una legge ingiusta come la Fornero. Costituisce la prima tappa di una riforma strutturale delle pensioni come lo è Quota 41, l’obiettivo che abbiamo fissato per i prossimi anni. Solo così potremo incentivare un reale turnover occupazione nel mondo del lavoro.

Sempre la Corte lancia l’ennesimo allarme sul debito.
Il punto vero è come si riduce questo debito. Con l’austerity portata avanti dai tecnici del Governo Monti è aumentato del 10% in due anni: è la dimostrazione che per diminuirlo bisogna puntare alla crescita del Pil. Questa è la strada che abbiamo intrapreso e che ci auguriamo possa essere valutata da Bruxelles e da tutti gli osservatori con la dovuta attenzione.