La distanza ricchi-poveri si accorcia dopo sei anni. Rapporto Istat: resta alto il divario tra la spesa al Nord e al Sud

di Antonio Acerbis
Cronaca

Il dato, per quanto in calo, resta eloquente: è di 5,1 il rapporto tra la spesa delle famiglie più abbienti e di quelle meno abbienti. Un dato ancora elevato, seppure in diminuzione dal 5,2 del 2017 e per la prima volta in calo dal 2013 (quando era al 4,8). È uno degli scenari evidenziati ieri dall’ultimo rapporto Istat sulla spesa delle famiglie italiana. Il macro-dato resta in linea con gli anni passati: la spesa media mensile delle famiglie nel 2018 è stata di 2.571 euro, sostanzialmente invariata rispetto al 2017 (+0,3%) ma in contrazione dello 0,9% se si considera l’inflazione dell’1,2 per cento.

Non solo: le stime dell’Istituto nazionale di statistica fotografano anche come resti ampio il gap territoriale tra il Nord Ovest e le Isole. L’Italia è sostanzialmente spezzata in due: anche se il divario scende sotto il 40% per la prima volta dal 2009, nelle regioni del Settentrione si continuano a spendere circa 800 euro mensili in più. E la forbice si allarga ulteriormente tra la Lombardia (3.020 euro) e la Calabria, dove la spesa è la più contenuta d’Italia e resta sotto i 2000 euro (1.902).

CHI SPENDE DI PIU’. Andando nel dettaglio, come detto, le famiglie più ricche spendono oltre cinque volte di più delle famiglie meno abbienti, anche se la disuguaglianza diminuisce lievemente per la prima volta dal 2013. A spendere di più sono le famiglie la cui persona di riferimento è imprenditore o libero professionista (4.025 euro mensili), seguite da quelle di dirigenti, quadri o impiegati (3.314 euro). I livelli di spesa più bassi si osservano, invece, nelle famiglie caratterizzate da condizioni economiche più precarie, con persona di riferimento in cerca di occupazione (1.793 euro mensili) o inattiva ma non ritirata dal lavoro (1.805 euro).

Tra le famiglie a minore spesa, ci sono anche quelle composte da soli stranieri che spendono in media 1.700 euro al mese, 927 euro in meno rispetto a quelle di soli italiani. Per quanto riguarda le tipologie di famiglie, i livelli di spesa più bassi si registrano per le famiglie di un solo componente con 65 anni e più (1.656 euro mensili) mentre superano i 3 mila euro per le coppie con figli (3.089 euro con un figlio, quasi 300 euro in più con due, poco meno con tre o più). Nel rapporto dell’Istat si legge ancora che il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2018 una cifra non superiore a 2.153 euro, invariata rispetto ai 2.154 euro del 2017.

Anche la composizione della spesa resta sostanzialmente immutata rispetto all’anno precedente: è ancora l’abitazione ad assorbire la quota più rilevante (35,1% della spesa totale, 903 euro, includendo affitti figurativi per 589 euro, cioè la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono). Segue la spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche (18%, 462 euro era 457 euro nel 2017) e quella per trasporti (11,4%, 292 euro). La spesa per visite mediche e accertamenti periodici, in larga misura “incomprimibile”, è ovviamente quella sulla quale le famiglie italiane “agiscono meno per provare a limitare l’esborso” mentre i veri tagli è quella per “abbigliamento e calzature”.

L’Istat, infatti, riferisce che quasi la metà (48,9%) delle famiglie che acquistavano già questi beni un anno prima dell’intervista ha infatti modificato le proprie abitudini, provando a limitare la spesa. %). Tagli anche su viaggi e vacanze: il 39,3% delle famiglie che già sostenevano questo tipo di spese ha provato a ridurle, con un massimo del 53,9% nel Mezzogiorno.

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