La manovra è corretta. Per l’economista Sapelli chi boccia la legge di Bilancio muove da premesse errate. Sbagliato aumentare le tasse in recessione

di Carmine Gazzanni
L'intervista

La Manovra va nel senso giusto, ma nessuno parli di complottismo perché “quello che sta accadendo è normale: chi ha l’egemonia culturale, la esercita”. Ha le idee chiare il professor Giulio Sapelli in merito alle critiche rivolte ieri alla Manovra tra gli altri dalla Corte dei Conti all’Istat.

Quindi la Manovra è corretta?
“Va nella direzione giusta. Certamente sconta il fatto che la recessione in corso è senza ombra di dubbio più forte di quella prevista, ma non possiamo darne colpa agli uffici del ministero dell’Economia”.

C’è chi lo fa, a quanto pare.
“La Manovra è stata scritta dal ministro Tria in rapporto con la tecnostruttura del ministero. Io non ho udito i tecnici del Mef lamentarsi o criticare la capacità tecnica della Manovra”.

Le critiche restano. Chi ha ragione?
“Guardi, quello che sta accadendo è abbastanza normale: chi ha l’egemonia culturale, la esercita.

Cosa vuol dire, professore?”
“In questi anni abbiamo assistito a un’egemonia ideologica di politica dell’offerta, secondo cui se hai una recessione devi aumentare le tasse”.

Lei cosa pensa?
“Secondo gli economisti che la pensano come me, secondo un’ottica strutturalista e non monetarista, così si va al suicidio come ha detto il ministro Tria. Solo i marxisti e i liberisti pensano che nella società comandi l’economia”.

E invece? Chi comanda?
“La cultura. Comanda l’egemonia intellettuale. Adesso l’egemonia intellettuale è di quelli che pensano quando sei in recessione devi aumentare le tasse e addirittura aumentare i tassi d’interesse. In tutte quelle centrali che si sono pronunciate ieri sulla Manovra, vige questo pregiudizio ideologico che non ha alcuna base scientifica”.

Ma se non ha alcuna base scientifica e ciononostante c’è un pressing contro questa Manovra, come si fa a non parlare di complottismo?
“Io non vedo un complotto, vedo la conseguenza di un’egemonia culturale che sta nelle mani di quelli hanno una teoria sbagliata. È la battaglia delle idee. Ecco perché auspico che non si parli di poteri “forti””.

Uno scontro tra due tesi ideologiche, insomma.
“Esatto. Due fronti: uno fortissimo che è in mano ai centri d’informazione e alle cattedrali del capitalismo europeo e dunque italiano. E dall’altra parte c’è questo Governo che è uscito dalla testa di Minerva, che fa quello che può, con dei galantuomini, a cominciare dal ministro Tria e naturalmente il padre di tutti noi, Paolo Savona”.

La battaglia, però, prosegue.
“Ce la metteremo tutta. Perché la Manovra è giusta e va difesa”.

Mi tolga, però, una curiosità: anche l’Istat ha criticato la Manovra. In questo caso non ci si dovrebbe fermare ai soli numeri freddi?
“Amico mio, non mi faccia parlare dell’Istat”.

Devo.
“Le dico questo: una volta gli enti di statistica pubblicavano le loro statistiche una volta all’anno, come le Banche centrali. Così si elevavano da qualsiasi sospetto secondo cui facevano cose per favorire l’uno o l’altro contendente. Oggi i banchieri centrali parlano a tutte le ore, anche con le borse aperte; e i presidenti dei centri di statistica anch’essi danno un sacco di statistiche in ogni momento”.

E perché?
“Non mi faccia dire di più”.