La Procura di Milano indaga sugli attacchi social a Liliana Segre. Per la senatrice a vita gli haters sono persone di cui avere pena

dalla Redazione
Cronaca

Molestie e minacce sono i reati su cui indaga, dallo scorso anno, la Procura di Milano in merito agli insulti che continuano ad arrivare, via social network, alla senatrice a vita, Liliana Segre. Il fascicolo, a carico di ignoti, è coordinato dal capo del pool antiterrorismo del capoluogo lombardo, Alberto Nobili. Segre, 89 anni, sopravvissuta ad Auschwitz e testimone dell’Olocausto, in una recente intervista al quotidiano La Repubblica ha denunciato di ricevere 200 messaggi incitanti all’odio razziale al giorno da parte di persone “per cui avere pena e vanno curate”. “Sono una persona civile – ha detto la senatrice intervenendo all’Università Iulm di Milano -, non conosco altro linguaggio che quello. La speranza in una nonna c’è sempre, ma la realtà qualche volta si abbatte sopra la speranza con una bastonata tremenda. Io di bastonate ne ho prese tante e sono ancora qui. La peggiore bastonata? Quando hanno ucciso mio padre. Ogni minuto va goduto e sofferto – ha proseguito – bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte, ma perdere tempo a scrivere a un 90enne per augurarle la morte… Tanto c’è già la natura che ci pensa”.

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