La ricerca prima di tutto. Ma lo Stato ha il dovere di garantire i cittadini. Parla D’Anna (Ordine dei Biologi): “Serve più trasparenza sui farmaci”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“La scienza viene prima di tutto, ma non basta un patto per cambiare le cose”. Vincenzo D’Anna è uno che non ha peli sulla lingua, abituato a dire sempre quello che pensa in modo chiaro e diretto. Sia quando era senatore (in quota Ala), sia da presidente dell’Ordine dei Biologi. “Non c’è ombra di dubbio che la ricerca venga prima di tutto – spiega D’Anna – ma il patto poggia su un presupposto sbagliato”.

In che senso?
“Un patto di questo genere non dovrebbe avere a che fare con la politica. La scienza è materia degli scienziati e si muove per prove e confutazioni. Qui invece ci si basa sull’ipse dixit: lo dice Burioni e allora è legge”.

Non è firmato solo da Burioni, però.
“Certo, ma è lui che l’ha promosso. E sembra tanto un patto nel quale chi crede a Burioni viene annoverato tra le persone di scienza, chi non crede dovrebbe essere annoverato tra gli pseudo-scienziati”.

La questione dirimente resta, secondo lei, quella legata ai vaccini?
“Esatto. Io sono favorevole alla pratica vaccinale, ma denuncio la circostanza che gli enti statali preposti alla farmacovigilanza non sono in grado di esibire gli esami comprovanti i test che certificano la sicurezza dei vaccini”.

In che senso?
“Noi stiamo chiedendo con insistenza a questi autorevoli uomini di scienzia di esibire le analisi eseguite sui vaccini, sia di tipo genomico che di tipo chimico, dalle quali emerga l’esatta composizione dei vaccini e, di conseguenza, anche le sostanze contenute nel farmaco-vaccino”.

Richiesta legittima.
“È un’elementare richiesta che peraltro risponde a obblighi di legge e che io peraltro ho più volte rivolto al presidente dell’Iss, dell’Aifa e al ministero della Salute”.

Cioè?
“C’è una legge sulla farmacovigilanza che impone all’Aifa di controllare una serie di parametri prima della messa in commercio dei farmaci e, attraverso la longa manus tecnica dell’Iss, impone sempre all’Aifa una serie di controlli per il mantenimento stesso dei farmaci in commercio”.

Tale pratica oggi non avviene?
“Sono i produttori a stabilire all’atto della richiesta dell’immissione in commercio quali sono i target. Dovrebbe essere invece lo Stato a dire e a pretendere di sapere cosa c’è dalla testa ai piedi all’interno dei vaccini. Oltre a dirmelo il produttore, devo essere io Stato a certificare”.

Qual è, invece, la situazione oggi?
“Si parla di pro-vax e no-vax, ma a me non interessa entrare in questo dibattito. Qui deve pensarci la politica, che ha gli strumenti per rassicurare la popolazione. Se ci pensa, oggi un cittadino ha più sicurezze su un formaggino o su uno yogurt che su un vaccino”.

Quindi patto promosso a metà?
“La ricerca scientifica è sempre da tutelare. Ma il patto si fa in Parlamento: si mettano più soldi nella ricerca scientifica, si raddoppino gli stipendi dei ricercatori più meritevoli e si mandino a casa quelli che non fanno più ricerca. Se non c’è meritocrazia nella scienza, non si va da nessuna parte”.

I presupposti contenuti nel patto, però, sembrano condivisibili.
“Questo ‘patto trasversale per la scienza’ è un pactum sceleris, perché i patti si fanno tra scienziati su progetti di scienza, non tra scienziati e politici su questioni che non hanno alcuna attinenza con la scienza. Così com’è rischia di essere solo una forma di propaganda politica. In sostanza, Roberto Burioni invece di fare scienza in questo modo fa politica”.