L’acqua è un diritto universale. La gestione va sottratta alle mani della finanza. Parla la deputata M5S, Daga: “E’ il volere di 27 milioni di italiani”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“L’acqua pubblica è la prima delle cinque stelle del Movimento”, assicura Federica Daga, prima firmataria e relatrice della proposta di legge M5S in commissione Ambiente della Camera.

L’acqua pubblica è una delle battaglie storiche dei Cinque Stelle. A che punto è la sua proposta di legge?
“Una battaglia che risale a oltre 12 anni fa, legata ai territori e alla partecipazione dei cittadini. Con il referendum del 2011, 27 milioni di italiani si espressero contro la gestione privata. Entrando in Parlamento abbiamo dato spazio a un testo di iniziativa popolare che il mese prossimo, il 25 marzo, sarà finalmente discusso in Aula. Siamo alle battute finali di una battaglia che fa parte del nostro Dna”.

“Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa…”: una chiusura totale al privato?
“Il nostro obiettivo è quello di escludere i profitti e la finanza dalla gestione dell’acqua essendo un diritto umano universale e un monopolio naturale, vogliamo che ogni centesimo che il cittadino paga in bolletta si trasformi in investimenti per il miglioramento del servizio. Ci mettiamo in scia a una tendenza europea e globale, rendendo l’Italia un Paese all’avanguardia. E lo facciamo alla luce di un’esperienza di gestione con partecipazione privata, quella dell’ultimo ventennio, che possiamo tranquillamente definire malriuscita. In questi anni abbiamo visto aumentare gli utili e diminuire gli investimenti. Il Paese ha urgente bisogno di interventi sulle infrastrutture idriche, la vera grande opera utile”.

C’è chi sostiene però che già ora la gestione è pubblica. Obiezione fondata?
“È uno degli slogan dei detrattori o, in altre parole, è un modo furbo di leggere i dati per difendere il proprio interesse. Per 45 milioni di nostri concittadini la gestione è in mano a enti di diritto privato, ovvero società per azioni. E questo significa che queste azioni o sono già quotate in borsa oppure possono essere cedute a soggetti privati, fondi di investimento o società straniere. Si ferma invece a 15 milioni il numero di cittadini che usufruiscono di un’acqua effettivamente gestita pubblicamente e sono anche quelli che pagano tariffe minori”.

Il suo collega D’Ippolito ha denunciato la cessione del 46,5% di Sorical, la società che gestisce l’acqua in Calabria, dalla francese Veolia ad una banca irlandese. Cosa dimostra questo caso?
“Dimostra proprio quello che dicevo prima: le quote di maggioranza erano pubbliche ma ciò non ha impedito all’altro socio, Veolia, di vendere la sua parte. E ad oggi, la Regione Calabria si ritrova a trattare con una banca irlandese sulla base di un contratto che non può neanche consultare. Ecco cosa significa affidare l’acqua alle multinazionali. E Sorical è una di quelle gestioni che i detrattori, chiamiamoli così, considerano pubblica. In casi come questi il socio privato, dati i patti parasociali, nomina l’amministratore delegato che gestisce l’operatività di un’azienda. Con che coraggio si dice che questo è un modello di gestione pubblica”.

La Lega è d’accordo sulla linea M5S o c’è il rischio che l’iter si complichi?
“I lavori di questa proposta di legge sono stati caratterizzati dall’attento ascolto di tutte le parti coinvolte. Poi con la fase emendativa ognuno ha presentato le proprie considerazioni: il Movimento 5 Stelle ha proposto modifiche nate dalla precedente fase di confronto e studio. Anche la Lega ha presentato i suoi emendamenti e così le opposizioni. Ora si procede con lo stesso metodo di prima: pragmatismo e buon senso. L’acqua pubblica oltre ad essere nel contratto di governo, a pagina due, è anche una legge che i cittadini aspettano dal giugno del 2011”.