L’Agenzia per il lavoro comincia con centinaia di contratti precari. La falsa partenza dell’Anpal

di Stefano Iannaccone
Politica

Si chiama Agenzia nazionale per le Politiche Attive (Anpal) ed è nata per favorire il ritorno nel mondo del lavoro per chi lo ha perso. Ed è una delle creature più coccolate da Matteo Renzi, nell’ambito del Jobs Act. Ma, mentre l’ex presidente del Consiglio parla di lavoro di cittadinanza, l’attività dell’Anpal rischia di cominciare con il licenziamento, o meglio con il mancato rinnovo contrattuale, di circa 800 dipendenti della società Italia lavoro, assorbita da Anpal servizi (una branca dell’Agenzia), che vede come amministratore Maurizio Del Conte. Per ora i dipendenti sono in regime di proroga fino al 31 marzo, entrando nell’ultimo mese di contratto. Certo, sulla carta c’è la promessa di un altro rinnovo a tempo, probabilmente di altri tre mesi. Di fatto la spada di Damocle della precarietà rischia di pendere ancora a lungo sulla testa di centinaia di famiglie. Perché sulla stabilizzazione nessuno ha assunto un impegno concreto.

Proteste nel Pd – Il caso si sta rivelando davvero singolare.  Tanto che anche nel Partito democratico c’è chi ha chiesto chiarimenti al ministro delle Politiche sociali, Giuliano Poletti. La deputata Chiara Gribaudo ha illustrato il problema in un question time alla Camera, sottolineando un aspetto: le norme prevedono regole concorsuali come quelli della Pubblica amministrazione. Insomma, dopo tanto precariato, c’è il pericolo di essere messi alla porta. Poletti ha fornito una risposta non proprio tranquillizzante. “Per la prosecuzione delle attività di Anpal servizi, che sono necessarie per mantenere e per potenziare le politiche attive e la collaborazione tra scuola e lavoro, non è possibile il rinnovo automatico di questi contratti. Le regole richiedono che si proceda a nuove selezioni”, ha risposto. La parziale rassicurazione è arrivata con la promessa di “tenere in considerazione il valore delle esperienze maturate nel corso degli anni dal personale operante presso Italia Lavoro”. Ma Poletti è parso poco informato: è stato impreciso sulla questione dei finanziamenti dei progetti. Secondo lui bisogna attendere la programmazione comunitaria 2014-2020. Ma molte delle persone che lavorano per Anpal servizi sono già concentrate su iniziative sostenute da quella programmazione. La vaghezza è suonata come un campanello d’allarme per le persone interessate, già pronte alla mobilitazione.

Lunga storia – Per carità, Del Conte e Poletti hanno ereditato una situazione difficile che si trascinava da anni. Le responsabilità del passato sono cadute sulle loro spalle senza che potessero fare granché. Il numero uno dell’Anpal, peraltro, ha ribadito l’impegno personale di fronte alle esigenze dei lavoratori. Ma la sua volontà non può bastare senza una sponda del ministero. Dal Pd è giunto un altro monito: “Speriamo si possa trovare la stabilizzazione e non solo ipotesi di  una soluzione legata alla programmazione comunitaria”, ha commentato la deputata dem, Valentina Paris.