LottizzeRai, promessa mantenuta. Renzi nel mirino perché vuole cambiare lo status quo. Ma Prodi e Berlusconi occuparono più poltrone

A parole tutti vogliono cambiare la Rai. Sempre a parole tutti si dicono favorevoli alla fine delle lottizzazioni e all’uscita dei partiti dalla gestione di Viale Mazzini. Poi quando si fiuta l’aria di un cambiamento imminente ecco che tutti si chiudono a riccio, fanno le barricate e accusano chi vuole eliminare la lottizzazione della Rai. Cambiare la Tv di Stato non è un’impresa facile. Neanche per uno come Renzi che quando vede un muro fa di tutto per abbatterlo. Snellire la governance e renderla più efficiente e meno vincolata ai partiti è cosa buona e giusta. Eppure Renzi viene accusato di voler fare il dittatore e di volersi prendere le redini del cavallo Rai. Quando in realtà ogni premier e ogni governo si è sempre scelto il direttore generale e il direttore del Tg1. Riotta, Minzolini, Gubitosi: tre direttori voluti dai premier degli ultimi anni. Prima ancora Cappon, Cattaneo, Del Noce. Direttori di spessore, che – chi più chi meno – si sono guadagnati sul campo la nomina ricevuta dall’alto. Per non parlare di manager e giornalisti entrati in azienda in quota di un partito o di un altro. Fin dai tempi della Dc e della Prima Repubblica. Quindi cosa c’è di strano se Renzi cambia la governance e sceglie un amministratore delegato? Apparentemente nulla. È il capo del governo. Ma i partiti preferiscono il vecchio spoil system perché così ognuno può assegnare poltrone e poltroncine. Che seppure meno prestigiose di quella del dg e del numero uno del Tg1, sono pur sempre sinonimo di potere. Domani comunque si saprà quale disegno di riforma porterà il premier in consiglio dei ministri.

MERITOCRAZIA
«C’è una grande voglia di cambiamento fra i giornalisti Rai, perché sono i primi a soffrire sulla propria pelle sprechi, inefficienze, eccessivo ed immotivato ricorso a risorse esterne e mancanza di meritocrazia». Il sindacato dell’Usigrai, con le parole del segretario Vittorio Di Trapani, ribadisce la voglia matta di meritocrazia e di cambiamenti, anche se proprio tra i giornalisti Rai non sono pochi quelli che sono andati dai politici di riferimento per fermare la mano di Gubitosi sulla riforma dell’informazione o che hanno fatto il salto della quaglia pur di andare a baciare la pantofola del premier. E questa è una forma un po’ strana di meritocrazia.

L’ESEMPIO DELLA BBC
Ora si è scoperto perché il dg Gubitosi ha sempre parlato di modello Bbc per la Rai. Il servizio pubblico britannico ha operato tagli economici super: nell’ultimo anno risparmi per 374milioni di sterline. Complessivamentela tv di Londra ha risparmiato 1,1 miliardi di sterline e conta di arrivare a 1,5 entro il 2016-2017. Come c’è riuscita? Rinegoziando i contratti esistenti e riducendo il numero dei dirigenti più costosi. I risparmi sono stati utilizzati per pagare circa 500 milioni di sterline l’anno per gli obblighi stabiliti dal governo, come il finanziamento per la banda larga o alle tv locali. E alla Rai per i 150 milioni “tagliati” dal canone hanno fatto la fine del mondo. Senza considerare che la soluzione suggerita da Renzi sulla quotazione di Rai Way ha già prodotto in cassa una congrua plusvalenza.

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