L’ultimo inganno di Roma Capitale

Di Sergio Patti

Nei cassonetti stracolmi di Roma ci sono sedici speranze tradite. Sedici vite ingannate con la storiella che il bene sconfigge il male, che abbiamo leggi, cultura e volontà per dare una possibilità a tutti. Anche agli ultimi, a chi tra rubare e integrarsi ha scelto la seconda strada. C’è una città che ti aiuterà – era stata la promessa. Chi c’è cascato, oggi ha perso ogni speranza. E ha pure ragione. Mentre la Capitale nuota nei rifiuti, questa può sembrare una vicenda secondaria. Ma non lo è. Perché svela il fallimento delle politiche sociali, oltre che ambientali, della Capitale. Tutto nasce da una cooperativa spinta dal Campidoglio e dall’Ama, l’azienda municipale per la raccolta dei rifiuti. Un consorzio vince la gara per il progetto Riciclacasa e questo incarica la cooperativa – che poi entrerà nello stesso consorzio – per differenziare e recuperare i diversi materiali lasciati dai cittadini nelle isole ecologiche dell’Ama. A far parte di questa cooperativa, la Queens servizi, sono immigrati, Rom, persone con storie di disagio sociale.

Promesse e illusioni
La speranza di integrarsi, di smettere con la loro vita di espedienti per diventare cittadini grazie a un lavoro vero, convince molti. La tenacia di una imprenditrice peruviana, che guida il progetto, fa il resto. La donna, Reyna Victoria Terrones Castro è anche vice presidente di Confcooperative a Roma. I ragazzi vengono formati, iniziano a lavorare e tante storie di degrado diventano una sola storia di successo. Finché dura. Nella città cambia il vento della politica, e con un’amministrazione di Centrosinistra a parole attenta ai problemi dell’immigrazione e dell’integrazione, il progetto improvvisamente si arena. Il consorzio non paga più la cooperativa e l’Ama – pur essendo il committente – si disinteressa.

Legittima rabbia
I lavoratori che avevano avuto promesso un destino diverso, nel frattempo hanno affittato casa, hanno chiesto piccoli prestiti, vivono onestamente per non perdere questa scialuppa. Lasciati improvvisamente senza soldi, si scoprono traditi da chi li ha inseriti in un contesto normale e poi unilateralmente ha deciso di lasciarli al loro destino. La cooperativa allora le prova tutte, e riesce a farsi dare alcuni acconti direttamente dall’Ama. Una mossa legittima, che scavalca il consorzio, la cui reazione è un nuovo blocco dei pagamenti, l’espulsione della cooperativa e il licenziamento di fatto di tutti i lavoratori. Tutto nel silenzio del Comune, nell’indifferenza dell’Ama, nell’impotenza di un’intera città.

I grandi nodi irrisolti
Il consorzio, denominato Marte, ha chiuso il bilancio 2013 con 72 mila euro di utili. Ad amministrarla è l’imprenditore Maurizio Proietti Cesaretti, richiamato più volte dalla cooperativa a rispettare le condizioni del progetto con cui ha vinto la gara dell’Ama. Gara e progetto che in esecuzione di una delibera del Comune di Roma riserva il 5% delle commesse alla cooperazione sociale. Così, mentre Roma resta sporca come raramente negli ultimi anni, l’Ama e il Comune devono fare i conti con l’ennesimo fallimento. Tra una perenne emergenza ambientale – chiusa la discarica di Malagrotta, il problema dei rifiuti si sta affrontando ancora con soluzione ponte – e una risposta mai data ai cittadini: perché la costosa raccolta dei rifiuti è gestita da sempre dal pubblico e il remunerativo trattamento degli stessi rifiuti è stato lasciato per decenni a un privato, quel Manlio Cerroni che sopra ci ha costruito un impero? Grandi e piccole storie che si intrecciano, in una realtà che sa di affari pilotati, di disinteresse e sciatteria nell’amministrazione. Ora il sindaco Marino minaccia cambi tra i vertici e i quadri della municipalizzata. La spazzatura che sommerge Roma gli ha fatto perdere la faccia. I sedici immigrati buttati per strada dovrebbero fargli perdere il sonno.

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