Lisa: “Ho denunciato una possibile turbativa d’asta, da lì è nata l’inchiesta sugli spazi in Galleria”

Parla il candidato sindaco di Milano, Massimiliano Lisa (Milano Libera), che con le sue denunce ha dato il là al nuovo tsunami giudiziario

Lisa: “Ho denunciato una possibile turbativa d’asta, da lì è nata l’inchiesta sugli spazi in Galleria”

La nuova inchiesta che sta scuotendo palazzo Marino sarebbe partita da un suo esposto. È Massimiliano Lisa, imprenditore, giornalista, proprietario del Museo di Leonardo 3 in Galleria e da qualche mese anche candidato sindaco della lista civica da lui fondata “Milano Libera”. A lui abbiamo chiesto cosa sa di questa ennesima tegola per Beppe Sala e se aver candidato come possibile vice-sindaca l’ex procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano (che ha avuto voce in capitolo anche su questa inchiesta, prima di andare in pensione) non sia un conflitto d’interessi.

Lisa, è rimasto sorpreso da questa inchiesta?
“Sì, l’ho scoperta questa mattina leggendo il Corriere, quindi non me l’aspettavo. Detto questo, nel marzo dello scorso anno ho presentato un esposto alla Guardia di Finanza e uno alla Corte dei Conti, segnalando quella che ritenevo una turbativa d’asta e un danno erariale. Successivamente ho inviato ulteriori integrazioni sulla base di nuove informazioni emerse, sia attraverso il mio lavoro di pubblicista sia grazie a segnalazioni ricevute da cittadini. Sapevo che da quelle segnalazioni era nata un’attività investigativa, ma molti dei nomi emersi oggi non derivano dalle mie segnalazioni: ne riconosco solo una parte”.

Lei era stato anche indagato per diffamazione dal Comune. Come collega le due vicende?
“La stessa procura che segue questa inchiesta ha in mano anche il fascicolo relativo alla denuncia per diffamazione che il Comune presentò contro di me lo scorso luglio. Le dichiarazioni per cui sono stato indagato riguardavano fatti che oggi sembrano aver dato origine a un’inchiesta molto più ampia. Per questo ritengo che non vi fosse alcuna diffamazione. Mi riservo di valutare azioni legali nei confronti del sindaco e degli assessori che votarono quella denuncia”.

I suoi detrattori sostengono che nella sua lista abbia candidato l’ex procuratrice Siciliano, che avrebbe potuto avere a che fare con l’inchiesta oggi esplosa. Che cosa risponde?
“Innanzitutto ribadisco che io non mi sono rivolto alla Procura ma alla Guardia di Finanza. Se la GdF ha svolto indagini e poi ha trasmesso gli atti alla Procura, significa che ha trovato elementi da approfondire. Inoltre, la dottoressa Siciliano all’epoca era procuratrice aggiunta e, per ruolo, poteva avere competenza su molte questioni riguardanti la pubblica amministrazione. Io però non la conoscevo: l’ho incontrata per la prima volta soltanto a gennaio di quest’anno. Non può quindi esserci stato alcun rapporto precedente o alcuna influenza da parte mia. Anzi, considero la sua presenza una garanzia per i cittadini. Avere un’ex magistrata nell’amministrazione significa poter contare su una figura attenta al rispetto delle regole e della legalità”.

Nel rispetto del segreto istruttorio, può raccontare quale episodio ha segnalato alla Guardia di Finanza?
“Posso parlare del primo episodio che ho segnalato. Durante il periodo Covid fu pubblicata una manifestazione di interesse relativa ad alcuni spazi in Galleria. Due anni dopo a quegli spazi venne aggiunta un’ulteriore porzione senza alcun nuovo bando, comprendendo anche l’ingresso in Galleria accanto al mio museo. Ho ritenuto che questa situazione potesse configurare una turbativa d’asta e un danno erariale e l’ho segnalata alla Guardia di Finanza. La società coinvolta era la 221 Srl”.

Come si collega questa vicenda ai problemi che ha avuto con il museo?
“Per dieci anni non ci sono stati particolari problemi. Quando però ho iniziato a segnalare quella che ritenevo una turbativa d’asta, sono diventato improvvisamente una persona scomoda. Questo è il collegamento che ho individuato. Al di là delle valutazioni amministrative e delle sentenze del TAR, ritengo che possano esistere aspetti ulteriori che meritano approfondimento”.

Il sindaco Sala ha parlato di un’inchiesta che richiede una riflessione politica. È d’accordo?
“Dipende da cosa intende. Se parla di una riflessione politica, immagino debba interrogarsi sulle responsabilità della propria amministrazione. Non so se questo significhi dimissioni sue, di assessori o di funzionari coinvolti. Certamente credo che sia arrivato il momento di fare delle valutazioni su come è stata amministrata la città negli ultimi anni”.

Da quello che emerge, al centro dell’inchiesta sembrano esserci sponsorizzazioni e spazi. Secondo lei il vero nodo riguarda invece altri interessi presenti nella Galleria?
“Io non ho parlato di quegli aspetti. Ho segnalato una specifica vicenda e immagino che gli investigatori, approfondendo, siano arrivati ad altro. Quando si analizzano certi ambienti emergono spesso collegamenti con molte attività diverse: bandi, concessioni, spazi commerciali, pubblicità e altre questioni”.

Quindi ritiene che dietro ci fosse una rete di interessi?
“Non ho svolto io l’inchiesta e non posso dirlo. Io ho parlato di una persona in particolare e di fatti specifici. Saranno gli inquirenti a stabilire eventuali collegamenti e responsabilità”.

Ha fatto dei nomi pubblicamente?
“Sì. Durante un intervento al Municipio 1 ho citato alcune persone. È stato proprio a seguito di quelle dichiarazioni che sono stato querelato per diffamazione. Il video di quell’intervento è pubblico e può essere consultato”.

Che effetto ha per lei questa vicenda dal punto di vista politico?
“Dal punto di vista dell’immagine ritengo che sia positiva, perché dimostra che le mie segnalazioni non erano fantasie o accuse infondate. Se da quelle segnalazioni sono scaturite indagini così rilevanti, significa che c’erano elementi che meritavano attenzione”.

Alcuni sostengono che il suo obiettivo sia ottenere vantaggi personali, soprattutto in relazione al museo. Cosa risponde?
“Rispondo che è esattamente il contrario. Se diventassi sindaco di Milano non potrei mantenere alcun rapporto gestionale con il Museo Leonardo III o con concessioni comunali. Dovrei abbandonare completamente ogni ruolo privato collegato a queste attività. Non entro in politica per difendere interessi personali, ma perché ritengo che la città abbia bisogno di un cambiamento. Il mio obiettivo è contribuire a una Milano più trasparente e aperta a tutti”.