Preti pedofili. In Vaticano è ora del mea culpa. Vertice di 4 giorni con 190 pastori da tutto il mondo. Bergoglio: Non semplici condanne, ma misure concrete

di Monica Tagliapietra
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La rivoluzione di Papa Francesco non si ferma mai. Il Pontefice che più di ogni altro ha messo la Chiesa di fronte all’esigenza di cambiare, mette in gioco, consapevole dell’attenzione mediatica sul Vaticano, gran parte della sua credibilità. E lo fa con un summit, per la prima volta assoluta, sulla piaga della pedofilia che ha travolto la Santa sede. Questa è l’ultima tappa di un lungo e doloroso percorso, che ha visto negli Usa l’epicentro degli abusi sui minori nella chiesa. Ed è infatti proprio da lì che sono partiti gli attacchi più duri dalla destra conservatrice al pontificato di Francesco, che ad oggi è il Papa che più di altri ha preso di petto questa tragedia.

Bergoglio stavolta ha messo in ginocchio 190 leader ecclesiastici da tutto il mondo, a cominciare da 114 presidenti delle conferenze episcopali, insieme con cardinali, prefetti, superiori religiosi che fino a domenica si riuniranno per riflettere, pregare, discutere e poi agire contro lo scandalo più grosso che affligge il clero: pedofilia e abusi appunto. La linea del Papa è inequivocabile: fermezza assoluta. Con alcune parole chiave: consapevolezza, concretezza, responsabilità, trasparenza.

Il Pontefice vuole innanzitutto che i presuli prendano coscienza della sofferenza delle vittime. E poi, blindare ogni prelato alla propria responsabilità di fronte a voci o denunce di comportamenti criminali o inappropriati. L’obiettivo è che ogni vescovo torni a casa avendo chiaro che cosa bisogna fare e non fare di fronte a questi casi, quali siano le procedure, i compiti che ai diversi livelli devono essere seguiti. “Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci”, ha detto Bergoglio aprendo l’inedito summit. E ancora: “davanti alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori ho pensato di interpellare voi, patriarchi, cardinali, arcivescovi, vescovi, superiori religiosi e responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia”.

Alla Curia romana il Papa aveva già spiegato che la Chiesa da diversi anni è seriamente impegnata a sradicare il male degli abusi, che grida vendetta al Signore, ma stavolta Francesco ci è andato giù pesante, sottolineando che non ci saranno sconti a nessuno. Importante, ha detto ancora il Papa, è mantenere uno spirito di collegialità. Perché per troppo tempo gli abusatori seriali sono stati spostati di parrocchia in parrocchia con la complicità dei loro superiori che hanno coperto la pedofilia.

A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni. Nei prossimi giorni si parlerà anche dell’ipotesi di denunciare i casi di abusi alle autorità civili, anche se sarà decisiva la prossima assemblea della Cei a maggio. Intanto, proprio nel giorno d’inizio del summit don Vinicio Albanesi ha rivelato quanto gli è accaduto decenni fa. “Anch’io sono stato abusato in seminario da parte di altri sacerdoti”, ha denunciato pubblicamente su Tv2000, televisone della Cei. “Erano da mandare al diavolo, ha aggiunto il presidente della comunità fermana di Capodarco, perché non erano degni. E tutto questo mi è rimasto dentro per 50 anni. Ma non ho avuto sensi di colpa e questo mi ha aiutato invece a guardare al sacerdozio con lo spirito aperto, bello”, ha concluso.