Roma torna Capitale criminale. Killer in azione davanti a un asilo. La vittima era un usuraio. Il Pg Lupacchini: “Sembra la Banda della Magliana”

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Potrebbe essere il colpo di grazia alla pax criminale che da anni domina su Roma. L’agguato di ieri davanti ad un asilo alla Magliana, storico quartiere da cui prese il nome la Banda che terrorizzò la Capitale, rischia di essere molto più che un’esecuzione in stile mafioso, costata la vita di Andrea Gioacchini. È successo ieri alle 8 e mezza di mattina, ossia subito dopo che i genitori avevano finito di accompagnare i loro piccoli figli. Proprio quello che, come ogni mattina, aveva fatto il 35 enne assieme alla compagna di origini romene.

Un parcheggio frettoloso in via Castiglion Fibocchi 13, tra il caos di auto che facevano avanti e indietro, e la coppia che scendeva per accompagnare le figlie a scuola. Poi il tragitto all’indietro per tornare nella loro Clio verde e quindi rientrare a casa, senza nemmeno immaginare quanto stava per accadere. Ad attenderli, infatti, c’erano due sicari in sella ad un motorino, con una pistola calibro 7 e 65 stretta in mano e i caschi integrali neri indossati per celarne l’identità. Pochi attimi in cui il tempo sembrava dilatarsi, poi gli spari. Almeno tre che raggiungevano l’uomo alla testa, facendolo cadere in terra privo di conoscenza, mentre lo scooter, rombando e sgommando, spariva nel nulla. Ferita in modo lieve anche la donna, letteralmente graziata dai killer.

Era da tempo che a Roma non si assisteva a scene simili. L’ultimo agguato mortale era stato quello di due anni fa, al Casilino, in cui rimase ucciso l’albanese Gasper Reci in un regolamento di conti. Ieri, invece, è toccato a Gioacchini, pregiudicato 35enne già noto per reati di usura, estorsione, rapina, detenzione di armi, stupefacenti e lesioni. Non uno stinco di santo, anzi. L’uomo, infatti, era stato condannato per aver torturato, picchiato, rapinato e sequestrato per diverse ore, un imprenditore, affinché quest’ultimo restituisse a lui e ai suoi sodali gli interessi dei soldi prestati a strozzo. Una vicenda che fece scalpore perché tra chi venne arrestato e successivamente condannato, c’era anche Tamara Pisnoli ovvero l’ex moglie del calciatore giallorosso Daniele De Rossi nonché figlia di Massimo, quest’ultimo finito nei guai con la giustizia e ucciso nel 2008 al Trullo.

Sul caso si è subito mossa la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo per omicidio volontario, al momento a carico di ignoti, e delegato le indagini alla Squadra Mobile diretta da Luigi Silipo. Proprio i poliziotti, assieme al pubblico ministero Marcello Cascini, hanno già sentito genitori e maestre che avevano assistito alla scena trovando, in alcuni casi, risposte evasive tipiche dei territori in cui è radicato il crimine che conta. Indagini che mirano a risalire all’identità dei due killer di quella che sembrava una scena degna di un film d’azione ma soprattutto capire se si sia trattato di criminalità comune, magari una vendetta legata ai casi di usura, o qualcosa di più.

Il Pg Lupacchini: sembra la Banda della Magliana

Per capire cosa stia accadendo a Roma “bisogna guardare al presente, senza perdere d’occhio il passato con le sue vecchie relazioni spesso trascurate”. Il Procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro, Otello Lupacchini, sintetizza così il suo punto di vista sulle ultime evoluzioni in fatto di criminalità nella Capitale.

A Roma si riprende a sparare. Stanno tornando gli anni ‘80?
“Forse è un po’ troppo però, lo dico da 30 anni, le professionalità non si dismettono. Si può patire una lunga carcerazione, si può restare fuori dal giro ma dopo si cerca di rientrare. E o lo si fa malamente e si viene sparati o si rientra bene e magari ci si fa strada sparando”.

L’agguato alla Magliana, proprio nel feudo dell’ex Banda che dominava la Capitale…
“Guardi ho notizie, tutte da verificare, secondo cui vecchi esponenti della Banda stiano rimettendo in piedi qualcosa. Non la Banda perché questa aveva una sua specificità, ma qualche traffico illecito. Non so quanto ci sia di vero in queste informazioni anonime ma la sparatoria alla Magliana si inquadra in questi racconti”.

Prima era ricomparso Carminati, ex esponente della Banda, e ora cosa sta succedendo?
“Mafia Capitale aveva una sua specificità ed era un livello più alto. Qui siamo al tentativo di occupare un territorio e regolare qualche conto, cosa che fa supporre un esistente che va ancora inquadrato. Altrimenti potrebbe trattarsi del tentativo di rientrare in gioco da parte di qualcuno rimasto ai margini”.

Parliamo di piccole bande o di organizzazioni strutturate?
“è poco chiaro ma la vittima è la chiave per scoprirlo. Se era un personaggio marginale, potrebbe essere un piccolo regolamento di conti o addirittura una lezione da dare a chi non si è comportato come avrebbe dovuto. Se è qualcuno ben inquadrato in un sistema criminale più ampio, potrebbe essere l’inizio di una guerra per il territorio”.

Dottore, chi comanda a Roma?
“Tutti e nessuno. Qui si intrecciano rapporti che riguardano tutte le consorterie criminali operanti in Italia ed è impensabile che le mafie non abbiano una posizione stabile a Roma. Ma c’è di più perché con la fine di Mafia Capitale è in corso un rimescolamento del sottobosco criminale con qualcuno che si è inabissato e qualcuno che vuole tornare”.