Sanitopoli d’Abruzzo, ecco perché non ci fu alcuna associazione a delinquere. Le motivazioni certificano l’esistenza “solo” di tangenti occasionali

dalla Redazione
Cronaca

“Eventi illeciti occasionali ed episodici, frutto più dell’approfittamento della situazione che si era venuta a creare, piuttosto che di un programmatico accordo tra gli imputati”. Questo un passaggio delle motivazioni della Corte d’Appello di Perugia per il processo bis sulla sanitopoli d’Abruzzo che portò all’arresto dell’allora governatore Ottaviano Del Turco assolto dal reato di associazione per delinquere poi, il 27 settembre 2017 scorso dalla Corte d’Appello di Perugia, “perché il fatto non sussiste”. La Cassazione, prima, aveva annullato con rinvio questa parte della sentenza dei giudici di secondo grado dell’Aquila. Di conseguenza, i giudici avevano ridotto da quattro anni e due mesi a tre anni e 11 mesi la pena relativa all’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità. Allo stesso tempo vennero assolti, con la stessa motivazione, l’ex consigliere regionale del Pd, Camillo Cesarone, l’ex segretario di Giunta, Lambero Quarta, e gli ex assessori Bernardo Mazzocca e Antonio Boschetti.

Dalla lettura delle motivazioni emerge che l’ex patron delle cliniche abruzzesi Angelini aveva effettivamente eseguito varie illecite dazioni a Del Turco, con il concerto di Cesarone, ma non vi è modo di ritenere che vi fu un disegno sorretto da una organizzazione stabile.

Gli arresti scattarono il 14 luglio 2008 e l’associazione per delinquere fu riconosciuta dalla sentenza di primo grado. Associazione finalizzata alla corruzione di Angelini, proprietario allora della clinica Villa Pini. Il caso Sanitopoli decapitò la Giunta regionale. “E’ del tutto evidente – si legge ora nelle motivazioni della Corte d’Appello di Perugia – come le argomentazioni spese al riguardo dalla Corte abruzzese siano insufficienti a ritenere provata l’esistenza di una associazione organizzata criminosa”.

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