Scende ancora la spesa della Camera. Zitti zitti i Cinque Stelle continuano a ridurre i costi dello Stato. Altra sforbiciata da 2,3 milioni. Dopo i tagli del 2019

di Carmine Gazzanni
Politica

I periodi di vacche grasse sono finiti e la cura dimagrante imposta dal presidente Roberto Fico è più che mai visibile. Dopo il 2019, anche il 2020 segna una riduzione delle spese nel bilancio di previsione della Camera dei Deputati. Stando alla relazione che La Notizia è riuscita a visionare, infatti, per quest’anno il totale della spesa si attesta a 957,2 milioni di euro. Rispetto alla spesa prevista per il 2019 (959,5 milioni di euro), al netto delle restituzioni al bilancio dello Stato, si registra una riduzione di 2,3 milioni di euro, pari allo 0,24%. Secondo quanto si legge nella relazione del Collegio dei Questori di Montecitorio, “la lieve diminuzione della spesa dipende principalmente dalla spesa previdenziale, che si riduce di 3 milioni di euro, in relazione all’adeguamento delle previsioni rispetto agli andamenti effettivi di spesa registrati nell’esercizio 2019”.

Se si vanno a vedere le singole voci di spesa, infatti, si nota che la leggera diminuzione si registra alla voce “Trattamento previdenziale dei deputati cessati dal mandato”, in pratica i vitalizi: si passa dai 134,4 milioni del 2019 ai 131 del 2020. Ma in realtà, al di là delle scritture contabili, la sforbiciata effettiva è molto più consistente. Accanto agli effettivi risparmi, ci sono i soldi derivanti dal taglio ai vitalizi e che per ora sono stati accantonati nell’eventualità in cui ci dovessero essere ricorsi degli ex parlamentari che non vogliono rinunciare alle super-pensioni.

I MILIONI ACCANTONATI. Anche in questo caso la somma raccolta è di tutto riguardo. Scrive ancora il Collegio dei Questori: “Riguardo alla spesa previdenziale, si segnala che, come già avvenuto nel bilancio della Camera per l’esercizio finanziario 2019, sono stati accantonati in apposite voci analitiche, nell’ambito dei relativi capitoli, i risparmi di spesa derivanti, con riferimento ai trattamenti previdenziali dei deputati cessati dal mandato, dalla rideterminazione degli stessi attraverso il metodo di calcolo contributivo”. A riguardo gli importi accantonati per il 2020 sono pari a 46,2 milioni rispetto ai 45,6 del 2019. Non solo. Altri accantonamenti sono riferiti alle pensioni del personale in quiescenza dopo il recepimento nell’ordinamento interno delle disposizioni della legge di bilancio per il 2019, che hanno stabilito – per la durata di cinque anni a decorrere dal primo gennaio 2019 – una riduzione dei trattamenti pensionistici diretti di importo superiore a 100mila euro lordi.

In questo caso il gruzzoletto messo da parte è pari ad altri 19,8 milioni di euro. Insomma, accanto alle spese ridotte, si contano altri 66 milioni di euro per ora messi da parte e che, scrivono ancora i questori, “saranno mantenute in bilancio come residui passivi, al fine di essere erogate in conformità alle decisioni che saranno assunte in via definitiva dai competenti organi giurisdizionali” in merito ai ricorsi già presentati contro i tagli.

TAGLIARE SI PUÒ. C’è da dire, peraltro, che questo è il secondo anno di tagli per Montecitorio. L’anno scorso, infatti, la Camera dei Deputati è costata ai contribuenti 958,8 milioni di euro, circa 10,5 in meno rispetto all’anno precedente, con una riduzione dell’1,08%. Ed ora si aggiungono, come detto, ulteriori 2,3 milioni di euro. Vedremo a questo punto cosa farà per il 2020 l’altro ramo del Parlamento. Al Senato, infatti, la musica pare non esser cambiata rispetto agli anni e alle legislature precedenti. Durante il primo anno di presidenza di Maria Elisabetta Alberti Casellati il Senato, stando al bilancio di previsione 2019 (che peraltro è stato presentato con notevole ritardo rispetto a quello di Montecitorio) è costato 544 milioni di euro, rispetto ai 539 previsti nel 2018.

Cinque milioni in più che, come specificato nella relazione dei Questori, sono imputabili alle “spese derivanti dallo sblocco del turn-over” e, dunque, ai prossimi concorsi per rimpiazzare una fetta di dipendenti prossimi alla pensione. Il capitolo relativo al trattamento del personale, infatti, sale da 98,7 milioni a 103,7. Un aumento legittimo, ci mancherebbe. Ma che lascia perplessi considerando la riforma costituzionale che tagli il numero di senatori: da una parte gli onorevoli passano da 315 a 200 (vedremo cosa succederà se dovesse esserci il referendum…), dall’altra si assumono più dipendenti. Al di là di questo piccolo cortocircuito vedremo se perlomno dopo quest’iniziale aumento di costi, il 2020 sarà all’insegna del risparmio anche a Palazzo Madama.

Ma tra due anni i costi potrebbero tornare crescere.

Se per ora si taglia e tanto, a breve i conti della Camera dei Deputati torneranno a salire. A dirlo, nero su bianco, è la relazione del Collegio dei Questori di Montecitorio che accompagna le tabelle del bilancio di previsione 2020. Secondo quanto si legge nel documento che La Notizia ha potuto visionare, “nel 2021 il totale della spesa si attesta a 966,7 milioni di euro, con un incremento di 9,4 milioni di euro rispetto al 2020”, quando invece (leggi articolo qui sopra) la spesa si dovrebbe attestare sui 957,2 milioni di euro. Insomma ci sarà un aumento dello 0,99%. Ma non è finita qui. Anche nel 2022, infatti, ci sarà un altro ulteriore aumento di esborso. Il totale della spesa tra tre anni risulta pari a 972,7 milioni di euro, “evidenziando un aumento di 6 milioni di euro rispetto all’anno precedente (+ 0,63 per cento)”. E quasi un 2% rispetto, invece, ai conti del 2020.

L’incremento dei costi, a conti fatti, non è banale. Basta questo: dopo tanti elogi per la gestione Fico, nel 2022 le spese saranno più esose rispetto anche a quelle della gestione di Laura Boldrini. Un esempio per capirci: nel 2017, ultimo anno della scorsa legislatura, le spese si erano attestate a quota 969,3 milioni di euro. A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: come mai tale incremento? A vedere le tabelle si capisce facilmente che che ad aumentare è la voce di spesa relativa al personale dipendente. Dall’anno scorso, infatti, la Camera, presieduta dal segretario generale Lucia Pagano, ha dato avvio a un corposo piano assunzionale per il quale saranno indetti 4 concorsi pubblici per la copertura di 300 posti in qualità di consigliere parlamentare, assistente, segretario e documentarista, che si affiancheranno al personale già impiegato. Bisogna tener presente che i 300 neoassunti si aggiungeranno agli attuali 1.063 dipendenti.

Tutto legittimo, ci mancherebbe. Ci si chiede soltanto se non fosse stato il caso di attendere il buon esito della riforma costituzionale che ha tagliato il numero dei parlamentari: si passerà – a meno che l’eventuale referendum non blocchi il taglio – dagli attuali 630 deputati a 400. E dunque: se si dovesse scendere a 400 deputati, probabilmente anche le assunzioni dovrebbero essere rimodulate in relazione al reale fabbisogno di una Camera più “small”. Il rischio, in altre parole, è di trovarsi un giorno con pochi deputati e uno smisurato numero di dipendenti, ormai però assunti.