Sciopero politico senza visione. Dai sindacati un danno alla città di Roma. Parla il capogruppo 5 Stelle in Campidoglio, Pacetti: “Bloccano la Capitale, ma danneggiano solo i romani”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

“Temo che lo sciopero del 25 riveli una scelta di posizionamento politico più che rappresentare un percorso sindacale a tutela dei lavoratori”. Il capogruppo M5S in Campidoglio, Giuliano Pacetti, non le manda a dire ai sindacati in vista dello sciopero generale proclamato nella Capitale per venerdì prossimo.

Ieri il direttore della Notizia ricordava che i sindacati hanno protestato di più contro la Raggi che contro la Fornero. Possibile che sia la sindaca il nemico pubblico numero uno dei lavoratori?
“Bisogna chiarire che con i sindacati, in particolare la Funzione Pubblica, abbiamo costruito un percorso vincente, senza precedenti, che ha garantito oltre cinquemila assunzioni nei vari settori della macchina amministrativa. Proprio venerdì scorso, grazie alla sindaca e all’assessore De Santis, abbiamo firmato con gli stessi sindacati il secondo contratto decentrato in due anni per i 23mila dipendenti capitolini. Tutto ciò a testimonianza di un lavoro virtuoso, caratterizzato da una dialettica spesso aspra, ma sempre sana e costruttiva”.

Una battaglia storica del sindacato è per aggregare le società partecipate degli enti locali. Come mai solo a Roma vanno contro loro stessi, opponendosi alla liquidazione di Roma Metropolitane?
“La sindaca Raggi e tutta l’Amministrazione hanno sempre ribadito che il carattere pubblico delle aziende partecipate sarà garantito senza alcuna eccezione. Abbiamo sempre assicurato il mantenimento dei livelli occupazionali. La liquidazione procede in questa direzione: preservare la continuità aziendale e le relative commesse, in primis quella per la Metro C. Per questo temo che lo sciopero del 25 riveli una scelta di posizionamento politico più che rappresentare un percorso sindacale a tutela dei lavoratori”.

Salvini gira i mercati sparando sull’amministrazione 5 Stelle, il maggiore quotidiano locale continua da mesi una campagna di stampa contro la Raggi, i sindacati fanno sciopero… come si fa a governare così?
“Abbiamo toccato interessi consolidati e stratificati nel tempo, cercando di rimuovere grumi di potere, soprattutto nelle partecipate. Ci siamo scontrati con enormi resistenze, la reazione è stata violenta. Mentre la narrazione mediatica è ostile e spesso anche distorta. Un esempio: le criticità prodotte dai temporali aprono i media quando riguardano Roma, mentre le strade allagate a Milano in questi giorni sono al massimo relegate nella cronaca locale”.

A proposito di Salvini, negli ultimi tempi il faccia a faccia a distanza tra la Raggi e il leader della Lega sembra essersi intensificato. C’è stato un cambio di strategia, anche comunicativa, da parte della sindaca che risponde ormai colpo su colpo?
“All’inizio abbiamo perseguito il rispetto istituzionale, evitando di utilizzare la carica che si ricopre come cassa di risonanza elettorale. Ma Salvini passeggia sulle istituzioni, le svilisce e le trasforma in un circo. Davanti un simile atteggiamento, bisogna reagire. Non è una questione di appartenenza o casacca, ma c’è in ballo la tenuta istituzionale del nostro Paese. Senza dimenticare che, nella sua perenne campagna su Roma, Salvini si circonda di berlusconiani e dei neofascisti di Casapound. Il rischio è un Alemanno bis, ancora più pericoloso dell’originale”.

Dopo lo sciopero di venerdì cosa cambierà nelle relazioni industriali tra Campidoglio e sindacati?
“Mi auguro che si possa tornare a confrontarci, ma sui temi reali, su proposte e contenuti per la città. Perché, purtroppo, nella piattaforma del 25 mi sembra non ci sia nulla di tutto ciò. Un deserto di idee e visione che bloccherà la città, danneggiando solo ed esclusivamente i cittadini”.

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