Scoppia il caso Costamagna. Il presidente Cdp e la società che tratta crediti. Adusbef chiede le dimissioni. Lannutti: un conflitto d’interessi gigantesco

di Maurizio Grosso
Economia

Inutile girarci intorno. Come era prevedibile la questione sta già facendo discutere. Al punto che c’è già chi parla apertamente di “colossale conflitto di interessi” e pone la questione delle dimissioni. Il protagonista è sempre il presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Claudio Costamagna, del quale La Notizia di ieri ha svelato una partecipazione azionaria finora rimasta sottotraccia. Il manager pubblico, chiamato da Matteo Renzi a presiedere la Cassa che gestisce il risparmio postale degli italiani, attraverso due holding ha una quota del 3,69% in una finanziaria molto particolare.

Il dettaglio – Quest’ultima si chiama Credimi e il suo core business è quello dell’anticipo fatture alle pmi, una sorta di acquisto credito. Ma nell’oggetto sociale si parla anche di cartolarizzazioni. Insomma, settori vicini ad alcune attività della Cdp, se solo si considera il suo coinvolgimento in quel fondo Atlante che può comprare crediti deteriorati di banche in crisi. Dopo l’anticipazione de La Notizia, la prima reazione è stata di Elio Lannutti, presidente di Adusbef, che parla di “enorme conflitto d’interessi per Costamagna”. Il quale, va ripetuto, tramite l’ufficio stampa di Cdp si è difeso dicendo che Credimi non si occupa di Npl (non performing loans, ovvero crediti deteriorati), ma solo di anticipo fatture. Ma Lannutti insiste. “Altro che antipo fatture”, sostiene, “in realtà potrebbero fare di tutto, Npl compresi”. E questo, continua il presidente dell’Adusbef, “è un conflitto d’interessi enorme con la stessa Cdp, che tra le tante cose ha garantito le quattro banche in risoluzione”. Tra l’altro “Credimi ha ottenuto l’autorizzazione a erogare finanziamenti dalla Banca d’Italia, la stessa che avrebbe dovuto vigilare sul dissesto degli istituti e che invece non lo ha fatto”. Il tutto, conclude, “in un momento in cui lo Stato italiano mette a disposizione 20 miliardi di euro di soldi pubblici per salvare le banche italiane”.

Il quadro – Insomma, “quello di Costamagna è un conflitto d’interessi gravissimo, portato avanti dal presidente di una società che gestisce il risparmio postale di tutti gli italiani”. Per carità, Lannutti usa da sempre toni particolarmente accesi. E lo fa anche quando chiede le dimissioni di Costamagna, “perché questo accadrebbe in un paese normale”. Ma la domanda resta: che ci fa il presidente della Cassa in una società che compra crediti, con diversi soci Vip che di sicuro non sono lì per fare beneficenza?