Smart working, Cifa e InContra spingono una nuova idea di contratto. Vigorini: “Maggiore autonomia nella gestione degli spazi, dei tempi e degli strumenti”

Salvatore Vigorini

La confederazione Cifa, insieme al sindacato Confsal e al fondo interprofessionale Fonarcom, ha affidato al Centro studi InContra l’elaborazione e l’avvio di un’indagine dal titolo Smart working 2020: capire il presente per progettare il futuro.

“Da questa indagine – spiega il presidente di InContra, Salvatore Vigorini (nella foto) – ci aspettiamo informazioni per interpretare i cambiamenti in atto all’interno delle organizzazioni produttive e lavorative. Da tempo InContra predilige due ambiti d’indagine: il rapporto tra la trasformazione digitale e i nuovi modelli organizzativi e l’innovazione dei sistemi contrattuali e delle relazioni industriali. Dato che lo smart working riguarda entrambi, niente di meglio per riflettere sullo stato dell’arte dell’organizzazione aziendale in Italia e sugli ambiti d’intervento per la sua innovazione. Nell’applicazione semplificata dello smart working, che molti preferiscono chiamare ‘home working’, sono già emerse molte delle potenzialità e delle problematiche del lavoro a distanza che andranno a trasformare in modo radicale e definitivo tempi e vita delle organizzazioni così come lo conosciamo. Ma è giusto indagare ulteriormente. Ne riparleremo con dati alla mano”.

Tra gli obiettivi di tutto il vostro sistema c’è portare l’innovazione tecnologica nelle imprese italiane…
“Sì, è uno degli obiettivi. Per accogliere il cambiamento il primo passo da fare è guidare le aziende verso una nuova cultura del lavoro. Questo è possibile solo attraverso la contrattazione collettiva. Tutte le questioni finora emerse, e che emergeranno anche grazie all’indagine, dovranno essere affrontate e regolamentate all’interno della contrattazione, dando ampio margine a quella di secondo livello, capace di rispondere alle reali esigenze dei singoli contesti organizzativi. Sarà poi inevitabile rivedere la legge sul Lavoro agile del 2017”.

Quindi occorre innovazione anche nella contrattazione?
“Proprio così. Oggi i contratti collettivi di lavoro rispondono a una vecchia idea di lavoro incentrata sulla ‘subordinazione’, ma i lavoratori di oggi, dotati di un’elevata maturità professionale e altamente qualificati, necessitano di maggiore autonomia nella gestione degli spazi, dei tempi e degli strumenti. Se è compito del legislatore liberare lo smart working dagli schemi giuridici del rapporto di lavoro subordinato, spetta alla contrattazione collettiva definire altri aspetti, come la pianificazione delle giornate, l’eventuale reperibilità del lavoratore o il suo rientro in azienda, i criteri di idoneità degli strumenti e dei luoghi in cui svolgere la prestazione lavorativa”.