Stipendi d’oro alla Cisl. Dopo Bonanni è cambiato poco. C’è chi guadagna ancora 300mila euro l’anno

La pensione dell’ex segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha fatto discutere per mesi, inquietare e promettere ai nuovi vertici del sindacato che si sarebbe voltato pagina. Bonanni, che percepisce 5.122 euro netti mensili dopo 47 anni di contributi versati, con un’incremento nell’ultimo periodo della sua segreteria, doveva essere l’ultimo caso: il sindacato è prima di tutto servizio e la segretaria Annamaria Furlan si era fatta garante di un nuovo corso. Con la crisi che c’è, e i lavoratori che fanno fatica ad arrivare a fine mese, avere dei rappresentanti che guadagnano più dei top manager delle maggiori aziende pubbliche e private è uno schiaffo agli iscritti. Ma le cose stanno andando veramente così? Neanche per niente. E gli stipendi di alcuni dirigenti Paperoni fanno rimpiangere la busta paga di Bonanni.

ASSISTENZA D’ORO
Partiamo da Antonino Sorgi, storico presidente del patronato Inas Cisl. Il presidente, 70 anni fatti il 22 marzo scorso, si porta a casa 304 mila euro l’anno. Oltre 60mila euro più del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Come fa a incassare una tale somma senza che la signora Furlan dica niente? Semplice: si somma il compenso erogato dall’Istituto di assistenza sociale Inas, pari nel 2013 a 135.380,63 euro, con lo stipendio di Inas Immobiliare, che nel 2013 è stato di 90.967,58 euro. Ma non finisce qui. Alla sua età, Sorgi è anche pensionato e per questo risulta percepire dall’Inps 77.694,63 euro l’anno. Fatte le somme risultano 304mila euro e spicci. Se c’era da imboccare un nuovo corso, alla Cisl non hanno certo iniziato dall’Inas. Una dimenticanza che stride con i tagli e le economie chieste dappertutto, fino allo storico quotidiano Conquiste del Lavoro rimasto senza carta e risparmiato solo nella versione online. Tagli che ovviamente non toccano tutti.

TAGLI MA NON PER TUTTI
Tra i sindacalisti che non si sono accorti della crisi c’è infatti il segretario generale della Fisascat Cisl nazionale, Pierangelo Ranieri. Strano, a prima vista, perché la Fisascat è la federazione nazionale dei sindacati addetti al commercio e al turismo, due attività che hanno visto chiudere negli ultimi anni migliaia di esercizi. Ranieri, alla guida della sua organizzazione niente di meno che dal 2006, è stato confermato all’unanimità dall’ultimo congresso del 16 maggio 2013. Forse però non tutti i delegati sapevano cosa guadagna questo signore, sommando la retribuzione di consigliere dell’Enasarco (la Cassa di previdenza privata della categoria) e altri Cda. Siamo andati a vedere e al Fisco risultano dichiarazioni di 274.422 euro nel 2009, che diventano 256.790 nel 2010, per salire a 283.025 nel 2011 e ridursi (si fa per dire) a 259.940 euro nel 2012 e a 236.846 euro nel 2013. Gli ultimi anni però non sono stati poi così duri, perché Ranieri ha una moglie – Patrizia Parodi – che invece ha visto aumentare i suoi di stipendi. E dove lavora la signora Ranieri? Neanche a dirlo, al Quadrifor, un ente bilaterale del quale la Fisascat del marito è socia. Sicuramente la signora è bravissima, ma siamo andati a vedere e la progressione di carriera della stessa lascia impressionati. Assunta nel 1997 come segretaria partime, è stata promossa al primo livello nel 2001, ha avuto un aumento di stipendio nel 2003, promossa quadro nel 2004, ha avuto un nuovo aumento di stipendio (250 euro lorde al mese) a gennaio 2005 e un altro aumento di 300 euro a settembre dello stesso anno. Nel 2012 è stata promossa direttore facente funzione e poi dirigente con uno stipendio salito a 80mila euro l’anno.

TENGO FAMIGLIA
A far diventare la situazione ancora più imbarazzante è però l’assunzione del figlio di Ranieri al Fondoprofessioni, altro ente bilaterale del quale la Fisascat è socio, e pure la fidanzata del figlio, presa a Coopersalute (neanche a dirlo, ente controllato dalla Fisascat). Se la Furlan vuole davvero seguire un nuovo corso – e non limitarsi ad annunciarlo – la strada da fare non le manca davvero.

  • Claudio Campiti

    Che vergogna ! W l’italietta !