Guerra nucleare sulla scalata al Pd. L’ultimo scontro per un reattore. L’Enea sceglie il Lazio per l’esperimento Tokamak. Abruzzo e Puglia (Regioni a guida dem) ricorrono al Tar contro la decisione

di Ilaria Proietti
Primo piano

Piange il telefono. E’ caduto nel vuoto l’appello del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ai suoi colleghi e compagni di partito, Michele Emiliano e Luciano D’Alfonso. A cui ieri ha inviato una lettera aperta per chiedere di mettere via le carte bollate e ritirare i ricorsi contro la decisione dell’Enea di realizzare a Frascati il laboratorio per mettere a punto un modello di reattore a fusione termonucleare. Un affare che vale solo di investimenti pubblici 500 milioni di euro. “Caro Michele, caro Luciano, vi prego di prendere nuovamente in esame la vostra decisione e di ritirare i vostri ricorsi, consentendo al Paese di cogliere un’opportunità che sarebbe folle perdere” è stato l’appello, accorato, di Zingaretti. Rimasto senza risposta, come nella canzone di Domenico Modugno.

Decide il Tar – Insomma la mozione degli affetti non ha fatto presa. E ora a decidere, il prossimo 1° agosto sarà il Tar Lazio, che pochi giorni fa ha congelato l’assegnazione che ha favorito il sito in provincia di Roma, rispetto alle altre candidature. Per la gioia soprattutto della Puglia che si era piazzata seconda classificata e che ora torna a sperare, come caldeggia il presidente della regione Emiliano.  Che di Zingaretti potrebbe essere lo sfidante per la corsa alla segreteria del Pd. La partita che si sta giocando attorno alla realizzazione dell’esperimento Tokamak, se si guarda al sodo, ha a che fare con tanti soldi e con la possibilità di far lavorare ricercatori e imprese: ricorsi e ritardi permettendo, i lavori dovrebbero partire in autunno per concludersi in 7 anni, con l’impiego di 1.500 persone (mille nel solo indotto) e un ritorno stimato di 2 miliardi di euro. E quando si tratta di questioni tanto rilevanti per Regioni in cerca di occasioni di rilancio, non c’è amico o compagno che tengano. Nemmeno se il compagno dovesse diventare un domani il capo del partito di tutti. Ma in filigrana traspare come anche la fusione nucleare in casa dem possa servire a marcare la linea politica di Emiliano rispetto agli altri aspiranti al Nazareno. E ipoteticamente persino a ridefinire il rapporto con i 5 Stelle che per il governatore non sono affatto una bestia nera.

Michele ci crede – “Siamo sicuri che il sito di Brindisi sia migliore per localizzazione e qualità del personale che vi sarebbe addetto. Per la Puglia sarebbe un’occasione irripetibile”, ha detto Emiliano commentando a caldo la decisione dei giudici amministrativi che hanno accolto lo scorso 28 giugno, il ricorso cautelare che aveva presentato l’Avvocatura regionale. Per poi chiosare con una coda velenosissima, che certamente non sarà sfuggita a Zingaretti: “Siamo certi che il nuovo Governo vorrà perlomeno riesaminare la collocazione dell’impianto che a Brindisi-Mesagne avrebbe più prospettive di crescita e meno vincoli”. Parole che riecheggiano quelle pronunciate da Emiliano nei mesi scorsi. Quando la questione dell’Ilva si è trasformata in una guerra fratricida tra lui e Carlo Calenda. Il governatore ha stappato la bottiglia buona quando ha dovuto fare i  bagagli dal ministero dello Sviluppo. E prima ancora non ha nascosto la sua soddisfazione quando la trattativa sull’acciaieria, condotta dal Governo uscente nel frattempo delegittimato politicamente alle elezioni del 4 marzo, è saltata all’ultimo istante. “Con Di Maio al Mise è stato ristabilito un rapporto, dopo le mortificazioni del passato”, ha detto più di recente Emiliano dopo aver incontrato a Roma il capo politico pentastellato. Zingaretti è avvertito. E pure il Pd.

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