Tolto il manifesto antiaborto. Siamo tornati alla censura. Oscurato lo striscione del Movimento ProVita. Per difendere un diritto se ne sacrifica un altro

di Antonio Acerbis
Primo piano

La sintesi della democrazia e della libertà di espressione si potrebbe esprimere nella frase che spesso sentiamo ripetere: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”. Pare che a dirla sia stato uno dei più grandi illuministi francesi: Voltaire. Ecco, se il filosofo avesse assistito  alle tribolazioni italiche per un manifesto, avrebbe avuto da ridire.

Ieri a Roma, infatti, è stato rimosso il manifesto gigante anti-aborto che era stato piazzato in Via Gregorio VII, nei pressi peraltro del Vaticano. L’associazione aveva spiegato che il manifesto era stato affisso per la campagna di ProVita a 40 anni dalla legge 194: “L’immagine di un bambino nel grembo materno, per scuotere milioni di coscienze”. Da lì, però, giù critiche, soprattutto da parte di femministe convinte e associazioni culturali, sempre pronte ad alzare i toni per la difesa dei diritti. Eppure il risultato ottenuto con la rimozione è stato un obbrobrio peggio del manifesto stesso. Si badi bene: chi scrive (e tantomeno questo giornale) è contrario all’aborto. Parliamo di un diritto cvile fondamentale, laico e liberale. Canoni su cui le democrazie si fondano. Negare oggi tale diritto significa vivere nel Medioevo, significa non essere coscienti dei progressi in ambito scientifico e culturale. Significa censurare il volere di una donna, di un essere umano. Ed ecco il punto: censurare.

La rimozione del manifesto altro non è che una censura, giocata su un piano differente, ma pur sempre una censura. Il movimento ProVita ha dato dimostrazione del suo peso in ogni campagna elettorale ma rientra nella loro legittima libertà professore il loro credo, per quanto discutibile possa essere. Ognuno è libero di farlo, finché non inficia la libertà altrui. Esattamente il contrario di quanto hanno fatto e voluto associazioni e cittadini favorevoli all’aborto: con il loro pressing continuo hanno portato alla rimozione del manifesto che è, evidentemente, un inficiare la libertà di espressione altrui. Il passaggio è certamente delicato ma, com’è nello spirito de La Notizia, la libertà di pensiero è fondamentale, specie se in chiave critica e razoinale, al di là di slogan e battaglie. Il diritto all’aborto è un diritto di cui l’Italia non può fare a meno. Esattamente come non possiamo fare a meno della libertà di espressione e di pensiero. Lo si diceva già nel ‘700. Non facciamo a gara a chi è più medievale dell’altro.