La notizia era nellโaria, ma solo da poco si sta concretizzando: Trump vuole chiedere il conto alla Cina per la pandemia scoppiata. Il presidente Usa contesta infatti sempre piรน spesso ai cinesi lโorigine dolosa o in laboratorio del morbo e il ritardo nelle comunicazioni internazionali. Intendiamoci, sulle contestazioni alla Cina i motivi fondati ci sono perchรฉ pur rimanendo allโipotesi dolosa, la Cina รจ recidiva avendo provocato in passato altre pandemie per la deplorevole abitudine dei cosiddetti wet market, i mercati di fauna selvatica solo ora illegali (ma che continuano ad esserci).
BOTTA E RISPOSTA. John Bolton, ex Consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, ha dichiarato esplicitamente che servirebbe un tribunale internazionale per crimini contro lโumanitร . In questo contesto entra in gioco un altro attore e cioรจ lโOrganizzazione Mondiale della Sanitร (Oms) nella persona del suo direttore, Tedros Ghebreyesus, che non รจ che abbia dato prova di particolare prontezza a gestire la situazione, avendo dichiarato lโemergenza internazionale solo il 30 gennaio e la pandemia, dopo molte esitazioni, solo lโ11 marzo, pur conoscendo quello che accadeva a Wuhan giร nel dicembre 2019. Da ultimo il ripensamento sullโutilitร che le mascherine le usino tutti. Trump ha contestato allโOms di aver in qualche modo โprotettoโ la Cina, non sanzionandone i comportamenti alimentari e il ritardo nelle comunicazioni annunciando di volerne interrompere il cospicuo finanziamento. A sua volta Ghebreyesus ribadisce che non era il caso di riprendere formalmente la Cina e a sua volta accusa Trump per aver bloccato i voli diretti dalla Cina stessa il 2 febbraio (come fece il governo Conte), provocando cosรฌ la fuga verso quelli indiretti o illegali e alla fine portando negli Usa almeno 40.000 passeggeri in circa 250 aerei.
STOP & GO. Dal canto suo Trump ha sottovalutato (e non รจ stato certo il solo politico) la situazione cercando di favorire sempre lโeconomia rispetto al resto, salvo fare marcia indietro quando ormai era tardi. In questo giร complesso scenario si inserisce poi il fatto che a novembre ci sarebbe lโelezione del presidente degli Stati Uniti dโ America. Le primarie democratiche paiono essersi concluse molto precocemente dopo lโabbandono del socialista Barnie Sanders che lascia, di fatto, la strada libera allโex vicepresidente di Obama, Joe Biden, un moderato che potrebbe dare filo da torcere al magnate immobiliare. Da questi ingredienti variegati e piccanti non puรฒ che uscire un nuovo protagonismo per Trump che per restare alla Casa Bianca ha la necessitร di accentrare su di sรฉ ulteriormente i riflettori con iniziative eclatanti, che rafforzino e cementino la sua figura di leader che giร sta godendo di aumentati consensi per via di un noto fenomeno sociale che si manifesta verso chi guida un Paese in tempi di grandi crisi.
BERSAGLI FACILI. La Cina e lโOms quindi sono bersagli ideali per i โmissiliโ del tycoon statunitense che in questa maniera potrebbe rintuzzare e allontanare da sรฉ il sospetto di inazione e sottovalutazione, come i grandi giornali liberal, il Washington Post e il New York Times, non hanno mancato di far notare. Trump รจ in scadenza di mandato e i suoi piani politici sono andati in poco tempo a gambe allโaria, come del resto quelli dei suo contendenti. Il virus sta ridisegnando la geopolitica, basti pensare al clamoroso ridimensionamento dei Paesi produttori di petrolio, e la politica stessa. Tutto รจ cambiato in poche settimane ed ora si apre uno scenario completamente nuovo in cui gli americani dovranno scegliere due modi opposti non solo di fare politica, ma anche di vedere ed interpretare il mondo.