Iran, è tregua armata: Washington colpisce e poi tratta. Intanto Trump tiene Netanyahu fuori dal conflitto

In Iran Tacciono i cannoni, ma tra Washington e Teheran è pace armata. Intanto riprende il lavoro diplomatico di Qatar e Pakistan

Iran, è tregua armata: Washington colpisce e poi tratta. Intanto Trump tiene Netanyahu fuori dal conflitto

Una non guerra, ma neanche una pace. E’ l’equilibrio instabile che regna nei rapporti tra Usa e Iran. Nessuno dei due vuole far saltare il banco, ma nemmeno vuol fare un passo per la de-escalation. Così, mentre i cannoni tacciono, tornano a muoversi Qatar e Pakistan, i due Paesi che dall’inizio della crisi – esplosa dopo l’offensiva israelo-americana del 28 febbraio – hanno svolto il ruolo di indispensabili intermediari.

Secondo quanto riferito dalla Cnn, una delegazione di Doha è arrivata ieri a Teheran per salvare il tavolo negoziale previsto per oggi e rilanciare le trattative sui punti contenuti nel Memorandum d’intesa del 17 giugno scorso. Un tentativo che arriva dopo 48 ore nelle quali il rischio di una guerra regionale è sembrato più concreto che mai.

Bastone e carota. La strategia di Washington

La strategia americana, almeno stando a quanto trapela dalla Casa Bianca, è tutt’altro che improvvisata. Un funzionario dell’amministrazione Trump ha spiegato alla rete americana che gli Stati Uniti stanno alternando offensive e pause operative con un obiettivo preciso: colpire senza provocare un’escalation incontrollabile. “L’esercito sta deliberatamente sferrando attacchi e poi fa delle pause per lasciare che la diplomazia faccia il suo corso”, è la linea fatta filtrare da Washington.

Una versione che sembra suffragata dal messaggio postato ieri sera dal presidente Donand Trump su Truth:  “La Repubblica Islamica dell’Iran ci ha chiesto di proseguire i ‘colloqui’. Abbiamo accettato di farlo, ma gli Stati Uniti hanno chiarito loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è terminato!”. Bastone e carota, appunto, col Pentagono che continua a bombardare, mentre la Casa Bianca tiene la porta socchiusa per un accordo.

Un equilibrio delicatissimo che spiega anche un’altra indiscrezione rivelata dalla Cnn. Trump, infatti, non avrebbe alcuna intenzione di allargare il conflitto coinvolgendo direttamente Israele.

Uno stop che non piace a Netanyhau

Una scelta che crea inevitabili tensioni con Benjamin Netanyahu. Secondo fonti israeliane, il premier avrebbe chiesto di partecipare nuovamente alle operazioni militari contro l’Iran. Ma da Washington sarebbe arrivato un deciso stop. “Netanyahu vorrebbe davvero unirsi agli attacchi statunitensi, ma al momento gli Stati Uniti non desiderano il coinvolgimento di Israele”, spiegano le fonti. Il timore americano è evidente: una partecipazione diretta dello Stato ebraico rischierebbe di trasformare una crisi già esplosiva in un conflitto regionale senza più argini.

A Tel Aviv, però, il messaggio non sembra essere stato accolto con entusiasmo. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che le Forze di difesa israeliane sono pronte a tornare a colpire anche autonomamente. “Se dovremo tornare, torneremo con una forza ancora maggiore”, ha avvertito.

Intanto continuano i bombardamenti

Mentre le diplomazie cercano di riaprire il dialogo, sul terreno continuano però ad accumularsi le conseguenze dei bombardamenti. Teheran denuncia misteriosi attacchi contro i siti militari di Konarak, colpito due volte, e di Bushehr. Washington nega qualsiasi coinvolgimento, pur rivendicando la novantina di raid effettuati tra mercoledì e giovedì, i più intensi dalla firma del cessate il fuoco.

Le immagini che arrivano dalle province meridionali iraniane raccontano inoltre una guerra che colpisce anche la popolazione civile. A Bandar Abbas, nel porto di Panj-Pelleh, due missili hanno distrutto almeno 30 pescherecci, mettendo in ginocchio decine di famiglie che vivono di pesca. Altri roghi hanno devastato il molo di Benoud, nella provincia di Bushehr. Per Teheran sono la prova che l’offensiva americana sta colpendo anche infrastrutture civili; per il Pentagono fanno parte della strategia per neutralizzare le piccole imbarcazioni veloci potenzialmente utilizzabili dai Pasdaran nello Stretto di Hormuz.

Hormuz resta il “punto caldo”

Ed è proprio Hormuz a restare uno dei punti più caldi del pianeta. Gli Stati Uniti hanno invitato ufficialmente le navi mercantili a utilizzare la rotta meridionale lungo le coste dell’Oman, ritenuta più sicura nonostante gli attacchi iraniani degli ultimi giorni. Ma i dati sul traffico marittimo raccontano un’altra storia: la maggior parte delle imbarcazioni continua a transitare lungo il corridoio controllato dall’Iran, segno che la normalità è ancora lontana.

Anche da Teheran, intanto, arrivano nuovi avvertimenti. Il capo del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, Mohammad Bagher Zolghadr, ha promesso che qualsiasi attacco contro infrastrutture iraniane riceverà una risposta immediata. “Il regime sionista non sarà al sicuro”, ha dichiarato.

Chiuse le celebrazioni per Ali Khamenei

Sul fronte interno si sono concluse ieri le imponenti celebrazioni funebri per la Guida suprema Ali Khamenei, sepolto nella città natale di Mashhad. Ma continua ad alimentare interrogativi l’assenza pubblica del figlio Mojtaba, indicato da molti osservatori come il possibile successore.