La Regione Lazio non fa scuola: il dirigente è senza laurea. Il caso del capo di gabinetto di Zingaretti, che gode di uno stipendio da 187mila euro

di Carmine Gazzanni
Cronaca

In Regione Lazio lo Zingaretti-bis non è partito nel migliore dei modi. Se in Consiglio, infatti, la maggioranza traballante barcolla ma non molla, i veri problemi arrivano dai corridoi dirigenziali, dove si imputano al governatore e alla sua giunta manovre e cambi di passo che ora rischiano di creare malumori e di far scoppiare, secondo alcuni, un vero e proprio bubbone. La questione ruota intorno alla nomina del nuovo capo di gabinetto, Albino Ruberti, che a fine marzo ha preso il posto del magistrato Andrea Baldanza, che ora tornerà alla Corte dei Conti. Nulla di strano fin qui: Albino è personaggio noto a Roma soprattutto per la sua “ventennale esperienza manageriale  come dirigente d’azienda nel settore pubblico e privato”, com’è scritto, in una sorta di auto-elogio, nel suo curriculum vitae. Peccato, però, che nello stesso cv non compaia un dettaglio non da poco: il titolo di laurea. Semplicemente perché Ruberti pare non averlo mai conseguito. Nessun sacrilegio, ci mancherebbe. Ma è altrettanto vero che la laurea specialistica e l’aver superato un concorso ad evidenza pubblica dovrebbero essere requisiti minimi per aver accesso ai ruoli dirigenziali o quadro.

Ed è proprio per questa ragione che il sindacato Fedirets (che raccoglie al suo interno dirigenti e direttivi) nei giorni scorsi ha inviato una lettera allo stesso Ruberti. “Ci sono voluti 8 anni dal 2002 e una sentenza della Corte Costituzionale per ottenere dalla giustizia amministrativa l’annullamento del regolamento regionale che aveva permesso a 485 dipendenti di arrivare alla dirigenza senza laurea e concorso”, scrive il segretario regionale Roberta Bernardeschi. Non solo: nella missiva il sindacato informa anche di aver scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo in merito un suo diretto intervento. “Se, come ci auguriamo, potrà attestare questi requisiti minimi necessari – conclude la Bernardeschi rivolgendosi ancora a Ruberti – avremo insieme fatto opera di trasparenza […] In caso contrario ce ne rammarichiamo perché purtroppo sarebbe la terza volta che la politica prova a imporre soggetti apicali di diretta collaborazione privi di laurea e poiché ciò non è consentito per Statuto, per legge e per consolidato orientamento della Corte dei Conti, le chiederemo di adottare le decisioni conseguenti nel rispetto della dignità dell’Istituzione regionale”.

Tutto regolareLa Notizia, ovviamente, ha chiesto conto alla Regione di tale nomina. Il regolamento regionale, ci fanno sapere, “dispone che l’incarico di Capo dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente possa essere conferito, sulla base di un rapporto fiduciario, a dirigenti di enti pubblici o privati o aziende pubbliche o private. Tale previsione pertanto prescinde dal requisito della laurea ai fini del conferimento dell’incarico”. Insomma, ciò che conta è essere dirigente, a prescindere dal titolo di studio. “Il signor Ruberti infatti è dirigente a tempo indeterminato di Opera Laboratori Fiorentini S.p.A.”. Ergo: “La mancanza della laurea del Capo dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente Albino Ruberti non costituisce motivo ostativo al conferimento dell’incarico”. Tutto regolare, insomma: la laurea è soltanto un optional che non toglie o aggiunge nulla. Tutti possono vivere felici e contenti, a cominciare dallo stesso Ruberti che, per ricoprire l’incarico di capo di gabinetto, porterà a casa uno stipendio di 187mila euro lordi, il massimo previsto per incarichi dirigenziali apicali.

Il giallo del regolamento – A chiudere il cerchio, però, c’è un altro particolare. Il regolamento regionale sulle nomine dirigenziali (legge n.1/2002) è stato modificato con deliberazione della giunta regionale il 24 aprile 2018. Peccato però che il 19 maggio scorso il Tar sia intervenuto dopo che lo stesso regolamento era stato impugnato dalla Fedirets, annullando “previa sospensione dell’efficacia” la deliberazione della giunta e, dunque, tutte le modifiche apportate al regolamento. E adesso la Regione, in attesa che la camera di consiglio del Tar si pronunci il 29 maggio, è in un’impasse amministrativo. Che certamente non aiuta e non aiuterà Nicola Zingaretti nel suo secondo mandato in Regione.

Tw: @CarmineGazzanni

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