Zuckerberg fa paura all’Europa

Di Serena Danna peril Corriere della Sera

L’Unione europea ha avviato un’indagine esplorativa sull’acquisizione del servizio di messaggistica istantanea WhatsApp da parte di Facebook. Ne ha dato notizia il Wall Street Journal sottolineando, però, che è stata proprio l’azienda guidata da Mark Zuckerberg a chiedere a maggio una valutazione dell’accordo alla Commissione Europea per evitare che i 28 Paesi lanciassero singoli procedimenti contro l’acquisizione.

Dagli uffici dell’Antitrust sarebbero dunque partiti questionari diretti ad aziende che operano nel mercato delle applicazioni e della messaggistica online per valutare le conseguenze della fusione sulla concorrenza. Secondo il quotidiano finanziario, almeno due di esse avrebbero già manifestato perplessità sull’accordo che – fondendo due tra i servizi più usati dagli utenti in Occidente – potrebbe danneggiare diversi concorrenti.

A preoccupare l’Ue ci sarebbe non solo il rischio di «monopolio» del mercato, ma anche la quantità di dati personali dei clienti europei nelle mani di un unico gestore americano, che ha trasformato in un business le informazioni dei suoi utenti.
Peraltro, ricorda il Wall Street Journal , a schierarsi contro l’accordo Facebook-WhatsApp ci sono anche le aziende delle telecomunicazioni, che hanno denunciato fin dall’inizio l’anomalia di servizi che, pur servendosi delle loro infrastrutture, non vengono sottoposti allo stesso regime fiscale. «Non ci sono precedenti del genere per i social media», ha dichiarato al Corriere l’avvocato Giuseppe Mazziotti, ricercatore del Centre for European Policy Studies. Secondo il giurista, fondatore del centro di consulenza Mediartis, «l’antitrust europeo dovrà presto occuparsi di come definire l’impatto delle fusioni sui mercati basati non solo sull’integrazione verticale di servizi a svantaggio di concorrenti e utenti ma anche sull’uso massiccio di dati personali, utilizzati per la profilazione e la pubblicità. Qui Facebook rincorre e incalza Google».

Se, da un lato, è indubbio che la volatilità stessa del mercato digitale renda difficile qualsiasi intervento «definitivo» – «quando i prezzi aumentano, gli utenti possono migrare facilmente su un’altra piattaforma», ha commentato Jose Luis Buendia, ex funzionario dell’Antitrust -, non c’è dubbio che il settore è destinato a dominare l’economia europea.
Secondo uno studio della Commissione Europea pubblicato dal sito Gigaom, entro il 2018 il mondo delle app offrirà lavoro a cinque milioni di persone e potrebbe portare in Europa capitali per 63 miliardi di euro. Un altro studio, appena pubblicato da Midia Research, ha sottolineato come, però, l’81% del mercato delle app per smartphone sia in mano a 50 imprese (la stragrande maggioranza del settore dei videogiochi).

In questo senso, l’indagine della Commissione potrebbe rappresentare il primo passo verso la regolamentazione di un business in continua crescita. Eppure, secondo l’avvocato Carlo Blengino, ricercatore del Nexa Center for Internet & Society, «la Ue continua ad agire sul mercato digitale come fosse la “vecchia” industria, spinta da una popolare voglia di rivalsa contro le aziende americane che sembrano saccheggiare il nuovo mercato dei dati in Europa». Per Blengino, il vero punto di interesse della fusione sta nel «bottino» di informazioni personali che, grazie alla tipologia di dati presenti su WhatsApp, sarebbe particolarmente ricco per le aziende: «l’interrelazione è “pulita”: i soggetti sono facilmente profilabili a livello individuale come nella rete di contatti». Certo, al momento privacy e antitrust sono regolati da commissioni diverse, «Ma – conclude Blengino- è possibile arrivare al punto in cui il possesso di una grande quantità di dati potrà falsare la concorrenza».

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