Un politico per quattro poltrone. Mario Mantovani è contemporaneamente senatore, assessore in Lombardia, sindaco e coordinatore regionale del Pdl

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di Vittorio Pezzuto

George Bernard Shaw ha scritto che «un uomo senza indirizzo è un vagabondo; un uomo con due indirizzi è un libertino». Parafrasando l’aforisma del celebre drammaturgo irlandese potremmo dire che se un politico senza indirizzo è un trombato, un politico con quattro indirizzi è invece un fantuttone a rischio di inconcludenza. Prendiamo il caso del coordinatore lombardo del Pdl Mario Mantovani, vicepresidente e potente assessore alla Sanità nella Giunta Maroni nonché sindaco del Comune di Arconate. Alle ultime elezioni regionali si è presentato ai cittadini con lo slogan “Una politica sana per una terra sana”, e gode di così sana e robusta costituzione da aver accettato senza problemi anche la nomina a una quarta carica: quella di senatore della Repubblica.
E’ pur vero che il secondo comma dell’articolo 122 della Costituzione parla chiaro («Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo») ma viviamo tempi politici eccezionali e un uomo d’eccezione come lui non se l’è sentita di sottrarsi al fastidioso cilicio dell’incompatibilità. Tant’è vero che dopo aver concorso “abusivamente” alla rielezione del presidente Giorgio Napolitano si è adesso felicemente accomodato nella Commissione Esteri del Senato presieduta dal redivivo Pier Ferdinando Casini.

Un solo stipendio
Partecipare alle missioni in Paesi lontani non sarebbe per lui un problema, abituato com’è a concedersi in contemporanea nei suoi distinti e assai distanti luoghi di lavoro. Oddio, al Municipio di Arconate (dove cura il benessere materiale di circa 6.600 anime) sostengono di non vederlo da molto tempo ma dobbiamo essere comprensivi: non è facile partecipare assiduamente ai lavori di Palazzo Madama (dove le segretarie del suo gruppo dichiarano di non averlo mai visto), forgiare la nuova classe dirigente lombarda del partito (di cui ha ripulito con cura tutto il sottobosco ciellino per poter concimare al meglio la fase post formigoniana) e occuparsi della gravosa gestione del 75 per cento del bilancio della Regione Lombardia. Un’opera immane attende questo stoico, tetrapoltronato cireneo della politica che, va precisato, riceve solo gli emolumenti legati alla carica di senatore.

Una curiosa coincidenza
Purtroppo il vasto mare delle sue attività è stato increspato dalle polemiche che invidiosi e avversari gli hanno soffiato addosso. Mentre più di un cronista ha voluto sottolineare un altro conflitto, questa volta di interessi: quello che vede riunite nella stessa persona l’assessore regionale alla sanità e l’imprenditore che nel 1996 ha fondato la onlus Fondazione Mantovani, che gestisce case e riposo per anziani da anni convenzionate appunto con la sanità regionale. «Ma io non ho nessun conflitto d’interesse» ha replicato piccato nel mentre transumava operoso da una poltrona all’altra. «Non ci sono ragioni per sostenere una cosa del genere perché quelle ricordate sono appunto attività del passato. Non sono in nessuna compagine societaria. Quelle avanzate sono accuse senza basi concrete».
Non abbiamo difficoltà a credere alle parole di un uomo così intensamente dedito al benessere del prossimo. Ma allora perché il numero di telefono della sua segreteria particolare è proprio quello della Fondazione Mantovani? Probabilmente si tratta di una curiosa coincidenza. Perché altrimenti potrebbe affacciarsi il sospetto che nel suo caso gli interessi in gioco non siano affatto confliggenti bensì perfettamente coincidenti.

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