Le Lettere

Le guerre di Trump

Per me Trump ha ripreso la guerra in Iran perché ne usciva facendo la figura del perdente e lui non lo sopporta.
Nancy Rizzo
via email

Gentile lettrice, l’ego e le ambiguità tattiche di Trump hanno senza dubbio un ruolo, ma credo che ci sia dell’altro, ovvero un brutale piano di dominio. Trump ha sempre sostenuto, secondo testimonianze citate da giornali Usa, che per controllare il mondo l’America deve controllare le fonti energetiche e le materie prime. Per questo ha attaccato e colonizzato il Venezuela che ha le maggiori riserve di petrolio al mondo, per questo vuole la Groenlandia e il Canada che posseggono materie prime in quantità, e per questo ha attaccato l’Iran. Poi, accortosi che la Persia è un osso più duro di quanto credesse, si era pentito, ma Netanyahu pare lo abbia convinto a tornare al piano originario, quello di controllare le fonti energetiche, e per questo lui ha ripreso a bombardare. Quindi la guerra non è contro l’Iran se non in via strumentale: la guerra è contro i venditori e gli acquirenti di gas e petrolio mediorientale. È contro i paesi petroliferi del Golfo, intimamente detestati da Trump e da Netanyahu; contro l’Europa, che Trump disprezza; e contro la Cina, che lui teme. In altre parole, Trump vuole lasciare un’America più potente che mai, dopo aver depredato amici e nemici. Indirettamente la guerra in Iran favorisce la Russia, facendo lievitare il prezzo del greggio e rendendo più preziose le sue riserve, ma lì Trump non può farci niente se non protrarre il conflitto ucraino all’infinito – cosa che sta già facendo – e sperare che la Russia cada a pezzi, il che è molto improbabile.

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