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La tv e i suoi protagonisti visti da Klaus Davi. Il piccolo schermo batte pure i Social. Boom di ascolti per i format dedicati all’emergenza Coronavirus

Pubblicato il 5 Aprile 2020 di Redazione on-line
di Redazione on-line

Il Coronavirus ha determinato una vera e propria svolta dell’informazione televisiva alla quale la tanto vituperata televisione generalista ha saputo rispondere con un buono, quando non ottimo, livello di informazione. Certo non sono mancati ritardi e sbavature, ma è inevitabile quando avvengono fenomeni così epocali in cui i palinsesti subiscono mutamenti anche all’ultimo secondo, in virtù di quelle che sono le priorità dettate dal continuo mutare delle situazioni e degli eventi. Veniamo prima ai dati che non erano scontati sul ruolo della tv. Carlo Gorla, alla direzione di News Mediaset, mi fornisce un’elaborazione che la dice lunga sui numeri pazzeschi dell’aumento del bacino televisivo e che conferma la centralità della Tv come media di riferimento. Il consumo, inoltre, ora è collettivo, con tutta la famiglia, rispetto al consumo solitario di prima.

Ma eccoli, i dati: l’ascolto medio nelle 24 ore a marzo 2019 era di 10.605.000 individui, il 27 marzo 2020 di 15.416.000; per quel che riguarda il Prime Time, marzo 2019 registrava 25.301.000, il 27 marzo 2020 31.310.000; infine, la fascia 12:00-15:00 a marzo 2019 si attestava su una media di 13.188.000 spettatori, il 27 marzo 2020 è stata di 21.568.000. Quindi nell’era dei social, o nonostante i social, la tv è tornata centrale e sembra quasi che siamo tornati alle medie di consumo di 20 anni fa, quando chiaramente non avevamo ancora assistito all’avvento delle nuove tecnologie.

Le stesse modalità di consumo sono cambiate e la sensazione è quella che il piccolo schermo sia riuscito a riunire davanti a sé la famiglia, che ormai da anni era disarticolata nelle preferenze. In tutto questo, va considerato che la televisione si mantiene mezzo preferito per l’informazione, tallonata sì dai social network, in particolare Facebook e Instagram, e dalla stampa online, ma ancora in grado di piacere non solo a un pubblico adulto. Nell’ultimo periodo tutte le fasce orarie hanno avuto un aumento di ascolti, compreso il Prime Time, lo spazio con i maggiori ascolti.

Nello specifico, se guardiamo ai format d’informazione, OmnicomMediaGroup, multinazionale che realizza dati e analisi per le più grandi aziende del mondo che pianificano pubblicità in Italia, ci dice che programmi come #Cartabianca e Propaganda Live, rispetto al periodo 24 febbraio-30 marzo 2019, tra il 23 febbraio e il 28 marzo 2020 hanno incrementato la loro audience rispettivamente del 33,9% e del 33,6%. Molto buone, nelle stesse settimane, le performance anche di Quarto Grado (+28%) e Piazza Pulita (+22,4%) di Corrado Formigli (nella foto). Allo stesso modo, la riconversione di Live-Non è la D’Urso ha retto benissimo, così come nel pomeriggio di Canale 5, ottenendo una media di 2.891.951 spettatori che ha fruttato alla conduttrice un ottimo +18,7% di audience rispetto al 2019.

Tra gli altri grandi nomi, Massimo Giletti con Non è l’Arena ha incrementato gli ascolti del 18% mentre per DiMartedì di Giovanni Floris l’aumento è stato del 16,2%. Poi ci sono gli speciali sul Covid-19, col picco raggiunto lo scorso 11 marzo, quando il TG1-Speciale pandemia condotto da Francesco Giorgino ha interessato 5.6120.427 spettatori (18,4% di share). Lo Speciale TG1-In trincea del 20 marzo, con Paolo di Giannantonio, è stato visto da 2.256.101 persone (share 8,1%). E ancora, Speciale Tg5 – È guerra totale, ma quando finirà? del 24 marzo, condotto da Cesara Buonamici con Luciano Onder (audience 1.685.294, share 7,2%); Speciale TG1-Resistere del 27 marzo, con Tosca D’Aquino (audience 1.794.035, share 6,6%); Speciale TG3-Ce la faremo del 18 marzo, con Alessandra Carli (audience 1.558.553, share 5,3%); Speciale TG La7-Trincea in corsia del 23 marzo, guidato da Enrico Mentana (audience 1.246.493, share 4,6%). La Tv è rimasta quindi la principale influencer del momento corale ma non ha dettato da sola l’agenda pubblica perché i social e il ritorno della centralità dei quotidiani, per esempio, hanno ristabilito la scelta della gerarchia delle notizie.

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