Era il 9 luglio quando i dipendenti di Gkn, multinazionale britannica che produce componenti per lโautomotive, ricevettero la notizia via email (leggi l’articolo). Chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio (Firenze) e licenziamento collettivo per i 422 operai. Da circa dieci giorni il governo Draghi aveva tolto il blocco dei licenziamenti. Ora il Tribunale del Lavoro di Firenze ha certificato che quellโemail non era sufficiente. I giudici hanno accolto il ricorso della Fiom, che aveva impugnato il procedimento avviato verso i dipendenti, perchรฉ in aperta violazione dellโarticolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, a causa di evidenti comportamenti antisindacali. Gkn avrebbe tenuto nascoste ai sindacati le sue reali intenzioni circa il futuro dello stabilimento fiorentino. E i giudici lโhanno condannata a revocare la procedura dei licenziamenti collettivi.
LE VALIGIE SONO PRONTE. Gkn tuttavia non recede dal proposito di cessare lโattivitร a Campi Bisenzio, come emerso al tavolo del Mise di ieri: lโazienda da un lato ha annunciato la convocazione di Rsu e sindacati per dare corso alle procedure di consultazione giร da oggi, e dallโaltro ha annunciato di aver dato mandato ai propri legali di impugnare la sentenza, โnon condividendo la ricostruzione e le conclusioni del decretoโ. A brindare alla sentenza dei giudici la Fiom che, tra le altre cose, chiede lโintervento del premier e del ministero dello Sviluppo economico affinchรฉ โfacciano la loro parte e intervengano in tema di delocalizzazioniโ.
Giร le norme anti delocalizzazioni. Annunciate a turno dal ministero del Lavoro e dal Mise nessuno ancora le ha viste. Quello che si sa รจ che, rispetto alla versione annunciata inizialmente, il decreto รจ stato annacquato, dal momento che sono sparite le sanzioni per le imprese che delocalizzano e che avevano fatto infuriare Confindustria. Niente piรน multa del 2% del fatturato nรฉ la black list che avrebbe escluso le aziende dalla possibilitร di beneficiare di fondi pubblici per almeno tre anni. Le misure punitive, ci รจ stato raccontato in un secondo momento, avrebbero infatti chiamato in causa anche un terzo ministero, quello della Giustizia.
Il testo dovrebbe essere il frutto di due differenti visioni. Giancarlo Giorgetti per il Mise insiste sulla logica premiale che dovrebbe incentivare le aziende a investire in territori in crisi e a far rientrare le produzioni in Italia. Andrea Orlando per il Lavoro preme per imporre un percorso di responsabilitร allโazienda che vuole chiudere e delocalizzare al fine di permettere al territorio, ai lavoratori e alle imprese dellโindotto di riorganizzarsi. Ma del decreto non cโรจ traccia. Anche se i ministeri interessati garantiscono che a breve arriverร .
LA SVOLTA. โSu Gkn cโรจ ora una sentenza del tribunale, questo vuol dire che lโItalia non รจ un Far West. Questo รจ il primo passo per ristabilire un ordinato sistema di coseโ, ha detto il ministro leghista. E anche per lโesponente del Partito democratico โora si tratta di dare nuovi strumenti ai territori, alle imprese sane, ai lavoratori, per evitare che queste vicende debbano essere risolte da un giudiceโ. Il tema sta particolarmente a cuore del leader del M5S: โIl fatto che il tribunale abbia revocato i licenziamenti collettivi รจ una cosa positiva, ma non solleva dalle sue responsabilitร la politica. Che – ha avvertito Giuseppe Conte – deve completare il decreto che preveda il contrasto della delocalizzazione, e in piรน dobbiamo introdurre norme per il salvataggio delle imprese da parte dei lavoratoriโ.