Vietato parlare di genocidio, la crociata di Trump non risparmia neppure le parole

Dopo Albanese e i giudici della Corte penale internazionale, lโ€™amministrazione Trump punta il Lemkin Institute: vietato parlare di genocidio.

Vietato parlare di genocidio, la crociata di Trump non risparmia neppure le parole

ll 6 febbraio 2025, con lโ€™ordine esecutivo 14203, Donald Trump ha inaugurato una stagione nuova e pericolosa: dichiarare ยซminaccia alla sicurezza nazionaleยป ogni tentativo della Corte penale internazionale di indagare cittadini statunitensi o israeliani. รˆ la formula che consente di colpire chiunque trasformi Gaza in un fatto giuridico.

A giugno sono stati sanzionati quattro giudici della Corte dellโ€™Aia, a luglio la relatrice speciale Onu Francesca Albanese, accusata di ยซlawfareยป contro Israele, in agosto un nuovo pacchetto ha colpito procuratori e giuristi. Le organizzazioni per i diritti umani parlano di attacco senza precedenti allโ€™indipendenza della giustizia internazionale. Intorno a Washington nasce un lessico nuovo: anti-lawfare strategy. Applicare la Convenzione sul genocidio diventa un gesto sospetto, e difendere il diritto universale a essere giudicati secondo la legge appare come un atto ostile.

Dal tribunale ai testimoni: il caso Lemkin

Nel mirino ora cโ€™รจ il Lemkin Institute for Genocide Prevention, fra i primi a qualificare come genocidio le condotte israeliane a Gaza. Il 14 ottobre 2025 lโ€™istituto ha denunciato una campagna di delegittimazione partita da un editoriale di Fox News che lo accusava di ยซsostenere Hamasยป. Da allora le minacce si sono moltiplicate, insieme ai tentativi di de-platforming e alle pressioni sui donatori.

Non esistono ancora provvedimenti ufficiali, ma il segnale politico รจ chiaro: chi applica il linguaggio del diritto internazionale rischia di essere trattato come un nemico. Alcuni familiari di Raphael Lemkin, il giurista che coniรฒ il termine โ€œgenocidioโ€, hanno avviato unโ€™azione legale per impedirne lโ€™uso del nome, sostenendo una โ€œdistorsione della memoriaโ€. Intanto il Dipartimento di Stato ha annunciato che anche le ONG straniere ยซdirettamente impegnateยป nel โ€œtargeting illegittimo di Israeleโ€ potranno essere sanzionate. Nessun elenco, nessun decreto: basta lโ€™annuncio a produrre un effetto gelo tra universitร , centri di ricerca e fondazioni.

Lโ€™istituto, nato per monitorare i segnali di genocidio nel mondo, vede oggi sospesi alcuni finanziamenti privati. Le sue pagine sono state oscurate per ore da attacchi informatici. Un mese fa la direttrice Sara Cobb ha parlato di ยซclima dโ€™intimidazione senza precedentiยป. E chi lavora a Washington lo conferma: bastano una parola o un report per essere schedati come โ€œfilo-terroristiโ€. Nel frattempo cresce lโ€™attenzione sulle liste sanzionatorie dellโ€™OFAC e sulle note del Dipartimento di Stato: finchรฉ il nome non compare lรฌ, la guerra รจ soprattutto reputazionale. Ma รจ proprio questa la leva che incide su inviti accademici, bandi, sponsorizzazioni. Universitร  e think tank si cautelano: convegni rinviati, panel โ€œribilanciatiโ€, abstracts accettati e poi respinti. รˆ il chilling effect che trasforma la prudenza in autocensura.

Zittire la legalitร  internazionale

Nel suo ultimo rapporto alle Nazioni Unite, Francesca Albanese ha parlato di ยซpressione sistemica per silenziare la legalitร  internazionaleยป. La catena รจ visibile: prima si colpiscono i giudici, poi i funzionari Onu, infine chi elabora gli strumenti giuridici. La forza non si limita piรน a violare il diritto: prova a ridefinirlo.

รˆ il rovesciamento della promessa del diritto internazionale. Dove il diritto limitava la forza, ora la forza pretende di limitare il diritto. Lโ€™ordine esecutivo 14203 non punisce i crimini, punisce chi li nomina. E il caso del Lemkin Institute mostra che lโ€™offensiva non si ferma ai tribunali, ma scende nel terreno piรน profondo: la costruzione del linguaggio giuridico.

A un anno dallโ€™assedio di Gaza, lโ€™America trumpiana allarga il perimetro del nemico: non piรน solo i combattenti, non piรน solo i giudici, anche i testimoni. La cartina di tornasole sarร  se e quando il nome del Lemkin Institute entrerร  in un atto amministrativo. Fino ad allora, lโ€™obiettivo resta evidente: rendere costoso nominare i crimini. รˆ qui che si misura la tenuta dellโ€™idea di giustizia universale โ€” nelle parole che resistono, nei luoghi che ancora le ospitano, nella responsabilitร  di chiamare le cose col loro nome.