Il concetto di tregua, ormai lo sappiamo, per Benjamin Netanyahu e Donald Trump, è molto relativo. E così a infrangerla in Iran stavolta ci pensa il presidente degli Stati Uniti, che hanno reintrodotto sanzioni economiche sul petrolio iraniano a causa delle azioni “inaccettabili” di Teheran nello Stretto di Hormuz per gli attacchi subiti da tre navi. Ma, soprattutto, Washington ha dato vita a “potenti attacchi” contro l’Iran, come annunciato dal Comando centrale degli Stati Uniti.
Attacchi che, come fanno sapere fonti del Pentagono alla Cnn, non saranno una ritorsione proporzionata alle violazioni nello Stretto di Hormuz, ma “una punizione” molto più potente. Trump ha approvato gli attacchi contro l’Iran, secondo quanto scrive Axios, mentre stava al vertice Nato di Ankara. Attacchi che sarebbero stati, per portata e potenza, quattro o cinque volte superiori a quelli di dieci giorni fa. Con la scontata risposta di Teheran che ha prima annunciato e poi messo in atto “ritorsioni” dopo la violazione del memorandum d’intesa.
Torna alta la tensione in Medio Oriente: attacchi Usa e l’Iran risponde
Gli attacchi statunitensi hanno colpito almeno 80 obiettivi a Qeshm, Bandar Abbas e Sirik ed esplosioni sono state segnalate pure a Kharg. Tra gli obiettivi colpiti dagli Usa ci sono sistemi di sorveglianza costiera, missili terra-aria, postazioni di missili da crociera antinave e siti di lancio di droni. Colpite, come comunica il Centcom, anche 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche nello Stretto.
L’Iran ha reagito affermando di aver colpito, a sua volta, basi statunitensi in Bahrein e Kuwait. Le Guardie rivoluzionarie sostengono di aver colpito decine di installazioni militari Usa in risposta agli attacchi della notte: si parla di 85 installazioni militari statunitensi prese di mire tra i due Paesi. Per il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore per Teheran con gli Usa, Mohammad Bagher Ghalibaf, quelle di stanotte sono state “grave violazioni del Memorandum”, ma assicura: “Non ci pieghiamo”.
Il Comando centrale delle forze armate della Repubblica islamica ha poi dichiarato che l’Iran “non permetterà alcuna interferenza nella gestione e negli affari relativi allo Stretto di Hormuz, in nessuna circostanza”. Poi ha annunciato una “risposta distruttiva all’aggressione e all’atto terroristico degli Stati Uniti” e ha ribadito che “l’unico passaggio sicuro per gli spostamenti nello Stretto di Hormuz è quello determinato dall’Iran”.