Dopo l’intervento militare degli Usa in Venezuela, la Corea del Nord sente il fiato sul collo di Donald Trump e reagisce con un nuovo test missilistico che Pyongyang definisce “ipersonico”. Si tratta di un’operazione dal forte valore simbolico e politico prima ancora che militare perché mirerebbe a far capire al tycoon che in caso di intervento militare, la reazione sarà durissima.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale KCNA, l’esercitazione sarebbe stata condotta da una sotto-unità dell’Esercito popolare coreano e avrebbe visto il lancio di missili dall’area della capitale Pyongyang verso obiettivi nel Mar del Giappone, a circa mille chilometri di distanza.
Al test avrebbe assistito il leader Kim Jong Un in persona spiegando che l’operazione costituisce “una verifica cruciale delle capacità di deterrenza del Paese e dello stato di prontezza del sistema d’arma in vista di missioni operative reali”. I lanci, avvenuti dal distretto di Ryokpho, sono stati rilevati dalle forze armate sudcoreane alle 7.50 di domenica mattina, poche ore prima della partenza del presidente sudcoreano Lee Jae-myung per Pechino, dove è previsto un vertice con il presidente cinese Xi Jinping.
Difficile non notare la tempistica del nuovo test. Questo, infatti, è avvenuto a seguito della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro nel corso di un’operazione militare shock degli Stati Uniti a Caracas. Nelle dichiarazioni diffuse dalla KCNA, Kim Jong Un ha sottolineato che l’esercitazione dimostra la piena prontezza delle capacità nucleari nordcoreane, con un monito che non può e non deve essere sottovalutato.
La Corea del Nord teme di essere il prossimo obiettivo degli USA e spaventa l’occidente testando un nuovo missile ipersonico
Che i due eventi siano collegati lo si capisce dalle dichiarazioni delle autorità di Pyongyang che hanno preso posizione sul piano diplomatico a seguito del raid degli USA in Venezuela. Il ministero degli Esteri nordcoreano, infatti, ha condannato duramente l’operazione americana contro Maduro, definendola “una grave violazione della sovranità nazionale e della Carta delle Nazioni Unite”.
Parole che non sono passate inosservate a Seul con il ministero dell’Unificazione della Corea del Sud che ha spiegato che questa reazione rientra “in una strategia più ampia di solidarietà politica tra Paesi apertamente critici verso Washington”.
Dal punto di vista tecnico, la KCNA non ha fornito dettagli sul tipo di missile utilizzato. Le forze armate sudcoreane ipotizzano che possa trattarsi del sistema Hwasong-11Ma, una versione modificata del KN-23 dotata di testata manovrabile. Secondo analisti del Korea Defense Forum, mentre i test precedenti erano mirati alla precisione a corto raggio, l’esercitazione di ieri potrebbe aver valutato autonomia e capacità di planata a bassa quota, elementi chiave per aggirare i sistemi di difesa antimissile. Un’ulteriore dimostrazione di come Pyongyang intenda mantenere alta la pressione in un contesto geopolitico sempre più teso.