Davanti alle proteste che da due settimane stanno sconvolgendo l’Iran, con decine di migliaia di persone che chiedono la fine del regime degli ayatollah, è sempre più dura la repressione da parte del governo di Teheran. Secondo quanto racconta Hrana, l’organizzazione per i diritti umani con base negli Stati Uniti, sarebbero oltre 500 le persone che hanno perso la vita nel corso degli scontri con le forze dell’ordine. Stanto al bilancio shock hanno già perso la vita almeno 490 manifestanti e 48 agenti delle forze di sicurezza, mentre gli arresti sarebbero non meno di 10.600. Al momento le autorità di Teheran non hanno fornito dati ufficiali e le cifre non sono state verificate in modo indipendente, per questo si teme che i numeri siano fortemente sottostimati.
Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre in modo spontaneo a seguito dell’ennesimo aumento dei prezzi, si sono estese a macchia d’olio, coinvolgendo quasi ogni città del Paese. Proteste che si sono rapidamente trasformate in una vera e propria sfida al potere nato a seguito della Rivoluzione islamica del 1979 e che ora, secondo gli esperti occidentali, potrebbero causare il collasso del regime di Ali Khamenei.
Dilagano le proteste in Iran
Che la situazione sia complicata lo si capisce dalle proporzioni delle contestazioni. Infatti, numeri alla mano, questa è la mobilitazione più estesa dal 2022 e coinvolge oltre cento città, con i manifestanti che chiedono apertamente la fine del regime degli Ayatollah, giudicato corrotto e inefficiente. Proprio questa pressione popolare che non accenna a fermarsi, malgrado la durissima – e crescente – repressione da parte delle autorità, sta mettendo in crisi il governo di Teheran.
Una situazione che viene seguita con apprensione dalla Casa Bianca, con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha più volte minacciato un coinvolgimento diretto di Washington nel caso in cui la repressione dovesse intensificarsi. Stando a quanto riportano i media statunitensi, tra oggi e domani il tycoon dovrebbe riunire i suoi principali consiglieri per valutare quali opzioni sono sul tavolo per tutelare i manifestanti e infliggere il colpo di grazia al regime islamico. Stando a quanto riporta il Wall Street Journal le opzioni sarebbero numerose e andrebbero dagli attacchi militari, alle operazioni cyber, fino a un inasprimento delle sanzioni internazionali e il sostegno – economico e forse operativo – alle forze anti-governative.
“La situazione è sotto esame e stiamo valutando opzioni molto forti”, ha dichiarato Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, affermando anche di essere in contatto con esponenti dell’opposizione iraniana e sostenendo che da Teheran sarebbero arrivati segnali di disponibilità al negoziato.
Da parte iraniana, la risposta è stata affidata al presidente del parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, che ha messo in guardia Washington da “errori di calcolo”. “In caso di un attacco all’Iran – ha avvertito – i territori occupati e tutte le basi e le navi statunitensi saranno obiettivi legittimi”. Parole che dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che la situazione è oltremodo tesa e rischia di sfuggire di mano.