Genova, il Tribunale del Riesame scarcera 3 indagati su 7. Rigettata la richiesta del presidente dell’associazione Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, che resta in carcere

Il Tribunale del Riesame di Genova scarcera 3 indagati su 7. Rigettata la richiesta del presidente dell'associazione Palestinesi Hannoun

Genova, il Tribunale del Riesame scarcera 3 indagati su 7. Rigettata la richiesta del presidente dell’associazione Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, che resta in carcere

Il tribunale del Riesame di Genova ha disposto la scarcerazione per tre dei sette arrestati nell’ambito dell’inchiesta della procura locale sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso raccolte fondi per il popolo palestinese. La decisione arriva dopo gli arresti dello scorso 27 dicembre, che avevano coinvolto il presidente dell’associazione Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, considerato dagli inquirenti il capo della cosiddetta “cellula italiana” di Hamas.

I tre indagati per i quali il Riesame ha accolto l’istanza di scarcerazione sono Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa (52 anni), Raed Al Salahat (48 anni) e Khalil Abu Deiah (62 anni). Per loro sono stati revocati gli arresti, mentre restano in carcere, oltre a Hannoun, anche Yaser Elasaly (51 anni), Riyad Adbelrahim Jaber Albustanj (60 anni) e Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud (52 anni).

Genova, il Tribunale del Riesame scarcera 3 indagati su 7. Rigettata la richiesta del presidente dell’associazione Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, che resta in carcere

La richiesta di scarcerazione di Hannoun è stata rigettata, con le motivazioni al momento riservate. Gli avvocati della difesa, pur accogliendo con soddisfazione la liberazione di alcuni indagati, sottolineano come il Tribunale abbia escluso l’utilizzabilità di parte delle prove militari di origine israeliana, la cosiddetta “battlefield evidence”, chiarendo una netta presa di distanza dalla strumentalizzazione giudiziaria di materiali di intelligence.

“È un risultato importante – ha commentato l’avvocato Nicola Canestrini – perché conferma che la giustizia non può essere piegata a logiche di guerra. La lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie. Per il resto, rimaniamo in attesa delle motivazioni ufficiali e continuiamo a tutelare con attenzione la presunzione di innocenza di tutti gli indagati”.