Massimiliano Valeriani, consigliere regionale Pd del Lazio, pensa che la riforma della sanità del presidente Rocca possa davvero abbattere le liste d’attesa?
“Questa riforma finirà solo per avvantaggiare ancora di più le strutture sanitarie private, aggravando il divario fra chi potrà curarsi e chi rinuncerà a farlo per motivi economici. Il fulcro del nuovo provvedimento è il “Percorso di Garanzia”, vale a dire l’obbligo per le aziende sanitarie locali di garantire l’erogazione delle prestazioni “fuori soglia”. Se un cittadino non trova disponibilità entro i tempi previsti dalla classe di priorità dell’impegnativa, l’Asl deve attivare canali alternativi, come le prestazioni aggiuntive nel pubblico, le attività libero-professionale intramuraria o il sistema privato accreditato. Ma senza un reale potenziamento del personale e delle agende pubbliche, il “Percorso di Garanzia” rischia di trasformarsi solo in un canale di alimentazione costante verso il privato, spostando volumi di prestazioni e rimborsi regionali fuori dal perimetro pubblico”.
Perché il sistema pubblico cederebbe?
“Finora le migliaia di nuove assunzioni annunciate dal presidente Rocca non ci sono state: il personale entrato in servizio negli ultimi anni è stato appena sufficiente a compensare i dipendenti andati in pensione con un turnover sostanzialmente a saldo negativo. Nella sanità pubblica regionale mancano ancora oltre 10.000 addetti fra medici e infermieri: una condizione che non consente al sistema pubblico di essere adeguato e competitivo nell’erogazione delle prestazioni sanitarie, compresa la gestione delle liste di attesa”.
Ad essere penalizzate sarebbero soprattutto le province?
“L’impatto risulterebbe particolarmente profondo per le province e le aree periferiche: la ridefinizione degli “Ambiti di Garanzia”, infatti, sposta il baricentro verso la Capitale, producendo una perdita di tutela, perché se il cittadino rifiuta la sede proposta, la Asl non è più tenuta a garantire il rispetto della priorità clinica, e una mobilità coatta, perché i residenti di province come Viterbo, Rieti o Frosinone vedono il proprio ambito esteso alle Asl Roma 1, 2 e 3. La “prossimità” diventa così teorica e per una persona anziana o con disabilità, che abita in zone periferiche, potrebbe essere proibitivo raggiungere il centro di Roma”
Quali potrebbero essere gli effetti dalla riduzione della validità delle ricette?
“La drastica riduzione della validità delle ricette dematerializzate, ricalibrata sulle classi di priorità, potrebbe spingere chi ha disponibilità economica verso la sanità privata, minando il principio dell’accesso universale alle cure”.