Trump vedrà oggi Zelensky. Ma ha già scaricato l’Ucraina

Fagocitato dallo scontor tra Usa e Ue sulla Groenlandia, il summit di Davos dimentica l’Ucraina e scatena l'ira di Zelensky

Trump vedrà oggi Zelensky. Ma ha già scaricato l’Ucraina

Con l’aggravarsi della crisi diplomatica tra Usa e Ue per il controllo della Groenlandia e le tensioni con l’Iran che, seppur affievolite, restano, c’era da aspettarselo: il tema del conflitto in Ucraina, inizialmente previsto come centrale nel vertice di Davos, sarebbe scivolato sullo sfondo. Eppure le premesse erano ben altre, con i leader che avrebbero dovuto discutere della difesa dell’ex repubblica sovietica, dei fondi internazionali per la ricostruzione e delle garanzie di sicurezza in caso di pace con la Russia. Tutte aspettative che, però, sembrano destinate a non concretizzarsi.

La prima avvisaglia di questo ennesimo flop diplomatico è arrivata dalle colonne del Financial Times che, a poche ore dall’arrivo di Donald Trump a Davos, ha pubblicato un articolo citando sei funzionari impegnati nel dossier ucraino. Un pezzo che ha rappresentato l’ennesima doccia gelata per Volodymyr Zelensky, dal momento che l’annunciato piano da 800 miliardi di dollari per la ricostruzione del Paese è stato rinviato a data da destinarsi, fagocitato dai perduranti – e preoccupanti – disaccordi tra Stati Uniti e Unione europea sulla minaccia di annessione della Groenlandia.

Certo, il summit durerà fino a venerdì, quindi i giochi non sono ancora del tutto chiusi, ma un accordo su questo maxi finanziamento, al momento, appare difficile se non improbabile. Ad ogni modo Trump oggi vedrà Zelensky. “Fra Putin e Zelensky c’è un odio anormale ma cercheremo di arrivare a un accordo di pace perché lo vogliono tutti”, ha detto il presidente degli Stati Uniti da Davos. “Una volta Putin vuole la pace e non la vuole Zelensky e l’altra volta invece il contrario. Ma credo che arriveremo a una pace perché se non fanno la pace sono degli stupidi ma non lo sono”.

Scaricabarile

Ma poi ha precisato che non è affare degli Stati Uniti impegnarsi in questo conflitto. “Parlo della Nato, parlo dell’Europa. Loro devono lavorare sull’Ucraina. Noi no. Gli Stati Uniti sono molto lontani. Ci separa un oceano immenso e meraviglioso. Non c’entriamo niente”. Insomma, il solito giochetto per scaricare le responsabilità della mancata fine delle ostilità sugli altri quando, in realtà, proprio le mosse del tycoon – dallo stop all’invio di armi a Kiev alle sue recenti minacce all’ordine globale – stanno dando sempre più fiducia al Cremlino che, com’è ovvio, sta sfruttando ogni situazione a proprio vantaggio.

E infatti, mentre Usa e Ue litigano e l’Ucraina lamenta il disimpegno de facto dell’Occidente, in modo a dir poco surreale arrivano le dichiarazioni dell’inviato russo a Davos, Kirill Dmitriev, che si è detto sicuro che durante il forum economico si terranno “colloqui costruttivi con la delegazione statunitense” al fine di giungere alla risoluzione definitiva della guerra in Ucraina. Ancora più provocatoria la posizione del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha detto di aspettarsi di “ricevere tempestivamente notizie sui risultati delle consultazioni tra americani, europei e ucraini sui piani di pace” in Ucraina.

Il grido disperato di Zelensky

Così, in soccorso di Zelensky, resta la sola Unione europea che, secondo quanto dichiarato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen proprio a Davos, “continuerà a sostenere l’Ucraina in ogni modo possibile. Ecco perché è stato così importante concordare, nell’ultimo Consiglio europeo, di raccogliere congiuntamente 90 miliardi di euro per l’Ucraina”. Del resto, spiega, “l’Europa si è assunta chiaramente la responsabilità di soddisfare le esigenze dell’Ucraina, sia civili che militari, e questi 90 miliardi di euro dimostrano il nostro impegno e la nostra solidarietà incrollabili”.

Poi la leader di Bruxelles, nel tentativo di strizzare l’occhio a Trump, ha aggiunto che “sono in corso negoziati di pace e riconosciamo gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti al riguardo. Tuttavia, mentre tali sforzi si intensificano, lo stesso vale per gli attacchi della Russia”. E proprio le ultime 24 ore sono state particolarmente dure per la popolazione ucraina, che ha subito un intenso bombardamento lasciando al buio quattro regioni e perfino la capitale Kiev, con gravi danni alle infrastrutture civili. Un attacco che Zelensky non ha esitato a definire “vile” e che, a suo dire, deve “essere condannato con fermezza” dalla comunità internazionale che, però, anche a causa delle continue sparate di Trump, appare sempre più distante da Kiev, concentrata su altri scenari.