Il Pakistan tenta una mediazione con l’Iran per salvare la tregua, ma Trump pubblica un’immagine provocatoria e fa saltare i nervi agli ayatollah

Il Pakistan media con l'Iran per salvare la tregua, ma Trump pubblica un'immagine provocatoria e fa saltare i nervi agli ayatollah

Il Pakistan tenta una mediazione con l’Iran per salvare la tregua, ma Trump pubblica un’immagine provocatoria e fa saltare i nervi agli ayatollah

Prosegue il cessate il fuoco tra Usa e Iran, ma i negoziati di pace non decollano. Dopo che ieri il presidente Donald Trump ha rigettato l’ultima proposta inviatagli, attraverso i mediatori arabi, dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, i margini per una trattativa di pace restano appesi alle iniziative diplomatiche del Pakistan. Come riporta la CNN, il governo di Islamabad è tornato a chiedere al regime degli ayatollah di preparare una nuova bozza di accordo che, secondo quanto riferiscono i media pakistani, potrebbe arrivare già questa settimana o, al massimo, all’inizio della prossima.

Tempi dilatati, insomma, che, secondo l’emittente, potrebbero essere giustificati dalle difficoltà nel comunicare con la Guida Suprema, la cui posizione è tenuta segreta. Il problema è che l’accordo dovrà in qualche modo accontentare Trump, che nelle scorse ore ha rigettato ogni proposta di Teheran e ha anche spiegato che il blocco dello Stretto di Hormuz proseguirà finché non si troverà un accordo sul nucleare. Proprio il blocco è ritenuto da Trump “più efficace dei bombardamenti”. Ma intanto Washington avrebbe già preparato, secondo Axios, una nuova ondata di attacchi “breve e potente” per tentare di piegare l’Iran e renderlo più flessibile nei negoziati.

Il Pakistan prova a ravvivare le trattative diplomatiche tra Iran e Usa

Il problema di fondo, che rende complicato l’accordo, è che Trump e Khamenei sono entrambi convinti di stare vincendo la guerra e quindi continuano a porre paletti che rischiano di far saltare il banco. Del resto, il tycoon, anche ieri, durante l’incontro alla Casa Bianca con re Carlo, ha ribadito che “gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran”, “un avversario a cui non permetteremo mai di possedere un’arma nucleare”.

Peccato che poco dopo si sia contraddetto, postando una provocatoria immagine, generata con l’intelligenza artificiale, sul social Truth, in cui viene immortalato mentre imbraccia una mitraglietta. Un’immagine su cui campeggia la scritta “basta con mister gentilezza” e che viene accompagnata da una minacciosa didascalia: “L’Iran si dia una regolata”. Ma non è tutto. A rafforzare la sensazione che, in cuor suo, il leader di Washington sappia bene che la partita è ancora aperta e incerta, arrivano le rivelazioni del Wall Street Journal, secondo cui Trump avrebbe “incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran”, cercando di causare il collasso economico del regime e convincerlo ad accettare la capitolazione sulla questione nucleare.

Una strategia che, se non dovesse portare i frutti sperati, sempre secondo il prestigioso quotidiano, potrebbe spingerlo a rivalutare anche le opzioni militari oppure a dichiarare unilateralmente la vittoria e dare il via al disimpegno americano. Un collasso economico che da Teheran viene smentito, malgrado il Paese sia in netta difficoltà perfino a stoccare il petrolio invenduto, e che ha spinto il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia a dichiarare che “l’Iran non considera la guerra finita dal giorno in cui è iniziato il cessate il fuoco”; anzi, si starebbe armando e avrebbe già individuato “nuovi obiettivi strategici” da colpire in caso di ripresa delle ostilità.

A Teheran esplode la lotta per il potere

Ma, al di là della propaganda di guerra, la realtà è che l’Iran inizia a subire le conseguenze di questo conflitto congelato. Oltre ai crescenti problemi economici, in questi ultimi giorni aumentano le voci sui dissidi interni, che starebbero assumendo i connotati di una lotta per il controllo del Paese. A sostenerlo è la Reuters, secondo cui l’Iran non avrebbe più un indiscusso arbitro clericale al suo vertice, ossia Mojtaba Khamenei, in quanto a prendere le decisioni sarebbero i militari.

Il secondogenito di Ali Khamenei, infatti, sarebbe stato messo in secondo piano e il suo ruolo si ridurrebbe a quello di un mero passacarte, che non prende decisioni autonomamente ma si limita a legittimare quelle prese dai generali. In particolare, sempre secondo la Reuters, il potere sarebbe ormai in mano a una cerchia ristretta e intransigente, di cui fanno parte esponenti del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (Snsc) e delle Guardie Rivoluzionarie, che non vedono di buon occhio l’idea di scendere a patti con gli Stati Uniti, al punto da spingere per tornare a combattere, convinti di poter sconfiggere e ricacciare l’armata di Trump.