L’Italia di Giorgia Meloni al momento non è orientata ad accettare l’invito dell’amico Donald Trump ad entrare nel Board of peace la cui cerimonia di inaugurazione ci sarà oggi a Davos a margine del Forum. Ma è una decisione congelata, non certo una chiusura totale. Insomma è solo una questione di tempo. Non sia mai che si possa irritare l’amico-alleato americano.
Il Board degli impresentabili: Meloni invitata, ma prende tempo
Sul Board per Gaza “la posizione dell’Italia è di apertura: noi siamo aperti, disponibili e interessati. Per almeno due ragioni. La prima è che l’Italia può giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati e poi in generale non considererei una scelta intelligente da parte dell’Italia e dell’Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante. C’è per noi un problema costituzionale di compatibilità perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione, questo non ci consente di firmare sicuramente domani (oggi, ndr), però ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura”, ha detto la premier, ospite della puntata per i 30 anni della trasmissione Porta a porta.
“La questione legale e regolamentare è soprattutto in rapporto all’articolo 11” della Costituzione, “quello per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto” del Board of peace, ha spiegato Meloni.
L’iniziativa spericolata di Trump: chi si sfila e chi accetta
Il Board era stato originariamente concepito per supervisionare la ricostruzione del territorio palestinese ma il suo statuto, così come formulato ora, non sembra limitarne il ruolo a Gaza ma a tutte le aree colpite o minacciate da conflitti. Finora avrebbero confermato la loro partecipazione circa 35 leader mondiali, su un totale di circa 50 inviti diramati: lo riferisce il pool di corrispondenti della Casa Bianca. Turchia, Egitto, Israele, Arabia Saudita e Qatar hanno detto sì, secondo gli ultimi annunci. Il Vaticano ha ricevuto l’invito e “sta valutando”. A sfilarsi pubblicamente, per ora, sono solo Paesi europei. Il primo a sfilarsi è stato Emmanuel Macron, beccandosi subito l’avvertimento su possibili dazi del 200%.
A seguire si contano Danimarca, Norvegia e Svezia. Al vertice Ue di oggi si parlerà anche del Board of peace e Berlino, a quanto riportano i media tedeschi, ai suoi diplomatici nella capitale europea ha dato indicazione contraria. Per il cancelliere Friedrich Merz, insomma, è no. L’unico Paese membro dell’Ue ad affiliarsi, per ora, è stata l’Ungheria di Viktor Orban. La Russia, d’altra parte, sta “valutando”. Così come l’India e la Cina. Volodymyr Zelensky ha già detto di aver difficoltà a sedere allo stesso tavolo con Russia e Bielorussia.
Le acrobazie di Meloni e il faro del Colle
Meloni è in difficoltà nera. Perché non ha nessuna intenzione, come dicevamo, di irritare l’amico americano, alla cui linea è fedele da sempre, ma a impedirle di fare passi azzardati nei confronti dell’iniziativa spericolata di Trump (c’è pure la retta d’iscrizione: 1 miliardo di dollari se si vuole restare nel Consiglio oltre i tre anni, da decidere entro i primi 12 mesi) c’è il Quirinale.
Non è un caso che a metà pomeriggio ieri sia stata diffusa sulle agenzie una nota in cui “ambienti parlamentari” hanno fatto sapere che tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier ci sono stati contatti e si è rilevata “massima consonanza” di vedute sul tema del Board of peace. E non è un caso che esponenti della maggioranza, fatta eccezione per la Lega, per tutta la giornata abbiano manifestato le loro perplessità all’entrata dell’Italia.
Forza Italia e Noi moderati frenano
Nel suo intervento al pre-vertice del Ppe, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato ai suoi colleghi europei che in merito alla questione del Board of peace “l’Italia ha un quadro costituzionale ben chiaro, il governo è in raccordo col Presidente della Repubblica italiana, stiamo approfondendo la base giuridica di una possibile adesione piena del nostro Paese”.
“L’ingresso nel Board of Peace suscita più di qualche perplessità per l’irrituale formula adottata, che presenterebbe profili di incostituzionalità che vanno accuratamente approfonditi”, ha affermato il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi.
Gli impresentabili non imbarazzano Meloni
L’eventuale presenza di Vladimir Putin non creerebbe a Meloni alcun problema. “La Russia siede nelle Nazioni Unite, nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al G20”, ha spiegato Meloni.
Né tanto meno le suscita sdegno che abbia accettato di farne parte Benjamin Netanyahu.
Opposizioni in trincea
Le opposizioni sono sul piede di guerra. Quella proposta, dice Elly Schlein dei dem, è “inaccettabile. L’Italia non può partecipare a questo tentativo di smantellare le sedi multilaterali. Trump con questa proposta vorrebbe smantellare definitivamente le Nazioni Unite e creare una Onu alternativa a pagamento”. E poi Giuseppe Conte del M5S: “Auspichiamo che l’Italia non entri. Non ci sono le condizioni per pensare che quello sia un organismo che assicuri il rispetto del diritto internazionale”.